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Fascicolo 2, Luglio 2018


«Riflettere sull’immigrazione, in fondo, significa interrogare lo Stato, i suoi fondamenti, i suoi meccanismi interni di strutturazione e di funzionamento. Interrogare lo Stato in questo modo, mediante l’immigrazione, significa in ultima analisi “denaturalizzare”, per così dire, ciò che viene considerato “naturale” e “ristoricizzare” lo Stato o ciò che nello Stato sembra colpito da amnesia, cioè significa ricordare le condizioni sociali e storiche della sua genesi. La “naturalizzazione” dello Stato, come la percepiamo in noi stessi, opera come se lo Stato fosse un dato immediato, come se fosse un oggetto dato di per sé, per natura, cioè eterno, affrancato da ogni determinazione esterna, indipendente da ogni considerazione storica, indipendente dalla storia e dalla propria storia, da cui si preferisce separarlo per sempre, anche se non si smette di elaborare e di raccontare questa storia. L’immigrazione – ed è questo il motivo per cui essa disturba – costringe a smascherare lo Stato, a smascherare il modo in cui lo pensiamo e in cui pensa se stesso».

(A. Sayad, La doppia assenza. Dalle illusioni dell’emigrato alle sofferenze dell’immigrato, prefazione di P. Bourdieu, ed. it. a cura di S. Palidda, Milano, Raffaello Cortina, 2002).

Osservatorio europeo

Atti di indirizzo

Agenda europea sulla migrazione. In vista del Consiglio europeo di marzo, la Commissione europea ha pubblicato una relazione sullo stato di attuazione dell'agenda europea sulla migrazione (COM(2018) 250 def. del 14 marzo 2018),

 

illustrando altresì le azioni da intraprendere, anche alla luce di quanto indicato nella tabella di marcia tracciata a dicembre [si veda la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, COM(2017) 820 def e la tabella di marcia]. La relazione è accompagnata da sei allegati con cui la Commissione riferisce sui progressi compiuti in relazione ai diversi aspetti associati all’agenda europea sulla migrazione (fondo fiduciario dell'UE per l'Africa, strumento per i rifugiati in Turchia, agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, ricollocazione, reinsediamento, principali elementi di sviluppo della strategia di gestione europea integrata delle frontiere). Dal rapporto si evince come, pur nel contesto di una tendenziale stabilizzazione dei flussi, con una riduzione sostanziale degli arrivi complessivi, la situazione rimanga precaria, come testimoniato dall’ aumento degli arrivi in Grecia dalla Turchia lungo la rotta terrestre e lungo il mediterraneo occidentale (nel 2017 sono arrivati in Spagna 28.349 migranti lungo questa rotta, più del doppio rispetto al 2016). Contemporaneamente, la pressione sui sistemi nazionali di asilo rimane elevata (685.000 domande presentate nel 2017, per un totale di un milione di decisioni emesse nel corso dell’anno), nonostante si rilevi un calo del 43% rispetto al 2016. La Commissione ha identificato le aree che richiedono maggiori sforzi di intervento per il futuro: aumento del contributo degli Stati membri, in termini di personale e strumentazione, alla Guardia di costiera e di frontiera europea, intensificazione della cooperazione sui rimpatri, sostegno economico ai Fondi per la Turchia e per l’ Africa, ritenuti strumenti essenziali nella gestione del fenomeno migratorio, con la mobilitazione in particolare della seconda quota di 3 miliardi di euro dello Strumento per i rifugiati in Turchia.

Riforma regolamento Dublino. La comunicazione del 14 marzo ha altresì rivolto un richiamo agli Stati membri circa la necessità di accelerare gli sforzi ai fini della riforma del sistema comune europeo di asilo entro il giugno 2018. In tale ambito, il negoziato sull’adozione della proposta c.d. Dublino IV procede con difficoltà. Dopo l’approvazione, il 6 novembre 2017, da parte del Parlamento europeo, della relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione), nel corso della riunione informale del Consiglio Giustizia e affari interni svoltasi a Sofia il 25 e 26 gennaio, la presidenza bulgara ha dichiarato l’intenzione di sostenere l’approvazione della riforma. Successivamente ha presentato una propria proposta di emendamento, che prevede un incremento delle misure volte a impedire e sanzionare i movimenti secondari, il ripristino della responsabilità in capo agli Stati di primo arrivo, alleviata dal Parlamento europeo, nonché una modifica sostanziale del meccanismo di ricollocamento. Tale proposta ha suscitato forti contrasti soprattutto tra gli Stati “di frontiera”, che hanno manifestato la propria opposizione con un position paper.

Riforma politica comune dei visti. Il 14 marzo la Commissione ha avviato una riforma della politica comune dei visti, spiegandone le ragioni e descrivendone i punti essenziali nella Comunicazione al Parlamento europeo e al Consiglio “Adottare la politica comune in materia di visti alle nuove sfide”, COM(2018) 251 def. Le nuove norme mirano ad agevolare il processo di rilascio dei visti per i viaggiatori e, al contempo, a rafforzare la sicurezza. Tra le novità, la Commissione propone di introdurre un nuovo meccanismo per attivare condizioni più restrittive di trattamento dei visti nel caso di insufficiente collaborazione del paese partner nella riammissione dei migranti in posizione irregolare, compresi coloro che si sono trattenuti nell’Unione europea dopo la scadenza del periodo di validità del visto. La Commissione ha inoltre preannunciato l’intenzione di avviare un dibattito, che preparerà il terreno per una riflessione sull'opportunità di passare ai visti digitali.

Procedure in corso

Proposta di rifusione del Codice visti. La Commissione ha avanzato una proposta di rifusione del codice visti COM(2018) 252 def. La proposta di regolamento sostituisce un precedente testo del 2014, inteso principalmente ad agevolare gli spostamenti dei viaggiatori, al quale non era mai stato dato seguito causa delle posizioni divergenti del Parlamento e del Consiglio, e che appare oggi obsoleto alla luce degli sviluppi tecnologici intercorsi negli ultimi anni, nonché rispetto alle crescenti preoccupazioni in tema di sicurezza. La nuova proposta si basa su un nuovo approccio che combina la politica dei visti e la politica in materia di riammissione (per gli Stati meno cooperativi nella riammissione saranno applicate procedure per il rilascio dei visti più rigorose). La proposta è corredata da allegati contenenti: un modulo armonizzato per la presentazione della domanda di visto, una lista dei titoli di soggiorno che consentono al titolare il transito dagli aeroporti degli Stati membri senza essere in possesso di un visto, un modulo per il diniego o la revoca del visto, una lista dei requisiti minimi da includere negli strumenti giuridici in caso di cooperazione con i fornitori di servizi esterni.

Sistema europeo di informazione e autorizzazione viaggi. Il 25 aprile è stato raggiunto l’accordo politico in merito alla proposta della Commissione COM(2016) 731 final 2016/0357 (COD) volta ad istituire un sistema europeo di informazione e autorizzazione viaggi (ETIAS). Il testo dovrà ricevere approvazione formale dal Parlamento e dal Consiglio. Il sistema si applicherà ai cittadini di paesi terzi esenti dall'obbligo di visto, così da identificare tempestivamente eventuali pericoli per la sicurezza. Essi dovranno ottenere un'autorizzazione ai viaggi preventiva, tramite una domanda online. Per ogni domanda, il richiedente sarà tenuto a pagare diritti di autorizzazione ai viaggi pari a 7 EUR. Le informazioni presentate in ciascuna domanda saranno trattate automaticamente, attraverso un esame dei dati presenti nelle banche dati dell'UE. In assenza di riscontri negativi o di elementi che richiedono un'ulteriore analisi, l'autorizzazione ai viaggi sarà rilasciata automaticamente e in breve tempo. Tale sistema si affianca al regolamento (UE) 2017/2226 del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 novembre 2017 che istituisce un sistema di ingressi/uscite per la registrazione dei dati di ingresso e di uscita e dei dati relativi al respingimento dei cittadini di paesi terzi che attraversano le frontiere esterne degli stati membri e che determina le condizioni di accesso al sistema di ingressi/uscite a fini di contrasto e che modifica la convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen e i regolamenti (CE) n. 767/2008 e (UE) n. 1077/2011.

Atti adottati

Strumento di flessibilità a favore delle azioni nel settore della migrazione. È stata adottata Decisione (UE) 2018/8 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2017 relativa alla mobilizzazione dello strumento di flessibilità per finanziare misure di bilancio immediate per far fronte alle sfide attuali in materia di migrazione, afflusso di rifugiati e minacce alla sicurezza, in GUUE L 3 del 6.1.2018, p. 5 ss.

Strumento per i rifugiati in Turchia. E’ stata adottata la decisione della Commissione del 14 marzo 2018 relativa allo strumento per i rifugiati in Turchia e recante modifica della decisione C(2015) 9500 della Commissione per quanto riguarda il contributo allo strumento per i rifugiati in Turchia, in GUUE C 106 del 21.3.2018, p. 4 ss. La decisione attribuisce allo strumento una dotazione aggiuntiva di 3 000 000 000 EUR per il periodo 2018-2019.

Varie

Domande di protezione internazionale. A febbraio, EASO ha pubblicato i dati relativi alle domande di protezione internazionale presentate in 30 Stati europei (i 28 Stati membri dell’UE, cui si aggiungono Svizzera e Norvegia), lanciando un nuovo portale interattivo (https://www.easo.europa.eu/latest-asylum-trends). Nel 2017, sono state complessivamente registrate 706.913 domande, pari ad un calo del 43% rispetto al 2016. Si tratta del secondo anno di calo consecutivo dopo l'afflusso senza precedenti nel 2015 e nel 2016. Nonostante questa riduzione, il totale del 2017 è rimasto leggermente superiore al numero di domande presentate nel 2014, indicando che l'afflusso di richiedenti protezione internazionale nell'Unione europea è rimasto considerevole. Almeno il 3,5% di tutte le domande riguardavano i minori non accompagnati. La Siria è stato il principale paese d'origine dei richiedenti per il quinto anno consecutivo, con oltre 98.000 domande. I cittadini iracheni, afghani e nigeriani hanno depositato rispettivamente oltre 40.000 domande nel 2017.

Reinsediamento e ricollocamento. La comunicazione sull’attuazione dell’agenda europea sulla migrazione, in particolare con gli allegati 4 e 5, fa il punto sui risultati conseguiti. Emerge che nonostante fino all’inizio di marzo siano state ricollocate 33,846 persone, esse rappresentano il 96% di tutti i richiedenti ammissibili (sulla base dei criteri individuati dalle pertinenti decisioni) registrati dall'Italia e dalla Grecia. Tale risultato, secondo la Commissione, conferma il valore dello strumento. La Commissione ha avviato delle procedure di infrazione nel luglio 2016 nei confronti degli Stati inadempienti, e non ritenendosi soddisfatta della risposte fornite, a dicembre 2017 ha deciso di deferire alla Corte di giustizia dell'UE la Repubblica ceca, l'Ungheria e la Polonia per inadempimento dei loro obblighi giuridici (GUUE, C 112, del 26.3.2018, p. 18 ss). Anche alla luce della continua pressione migratoria cui sono sottoposte Italia e Grecia, la Commissione ha reiterato l’invito rivolto agli Stati membri nel settembre 2017, alla scadenza del periodo di attuazione delle decisioni, affinché il programma prosegua su base volontaria. Il Programma di reinsediamento avviato nel 2015, anch’esso conclusosi nel 2017, ha consentito a oltre 19.000 persone (pari a circa l’86% dell’obiettivo previsto) di raggiungere in maniera sicura l’Unione Europea.

Cooperazione Ue – Turchia. A marzo la Commissione ha pubblicato la seconda relazione sullo strumento per i rifugiati in Turchia, COM(2018) 91 def., che contiene una valutazione positiva dello strumento e della sua attuazione, nonché fornisce indicazioni in merito alle azione prioritarie per il 2018. Una valutazione dell’attuazione della dichiarazione del 2016 è, invece, contenuta nella comunicazione sull’attuazione dell’agenda europea, da cui risulta che restano bassi i tassi di rimpatrio dalla Grecia. Le difficoltà potrebbero acuirsi a seguito dell’eliminazione da parte del Consiglio di Stato greco, con decisione del 17 aprile, delle limitazioni di movimento imposte ai richiedenti asilo arrivati sulle isole di Lesbo, Rodi, Samo, Coo, Lero e Chio. Anche il programma di reinsediamento dalla Turchia attraversa una fase di rallentamento, con un’inferiore partecipazione degli stati membri. Con riguardo alla liberalizzazione dei visti, all’inizio di febbraio la Turchia ha presentato alla Commissione una proposta volta a illustrare come intende conseguire i parametri previsti. Un completamento essenziale della cooperazione con la Turchia consiste nel sostegno alla Siria e dei paesi vicini. A tale riguardo l’Ue ha stanziato oltre un miliardo di euro a favore di Libano e Giordania dall’inizio del conflitto e 560 milioni per il 2018.

Rimpatrio e riammissione. Nella relazione sull’attuazione dell’Agenda europea la Commissione ha enfatizzato l’importanza di rafforzare la cooperazione con alcuni paesi chiave dell’Africa subsahariana ed orientale, concordando delle procedure operative standard, sul modello di quelle convenute con il Bangladesh. Si è intensificata anche la cooperazione bilaterale con i paesi asiatici. Il tema della migrazione è stato discusso nel corso della prima riunione del comitato misto UE-Afghanistan dell'8 febbraio 2018, con attenzione ai processi di rimpatrio e reinserimento. Proseguono i negoziati sulla facilitazione del rilascio dei visti e sugli accordi di riammissione con la Tunisia e con la Cina. Durante i dialoghi sulla migrazione del novembre 2017, il Marocco ha accettato di rilanciare i negoziati sull'accordo di riammissione, in sospeso da tre anni. La Commissione dispone del mandato per negoziare un accordo di riammissione con l'Algeria dal 2002, ma le trattative al momento sono si sono arrestate. Cresce anche il coinvolgimento della Guardia di costiera e di frontiera nelle operazioni di rimpatrio (dalla metà di ottobre 2017, con l'aiuto dell'Agenzia, sono state effettuate 135 operazioni, che hanno riguardato più di 5 000 persone). La Commissione ha sottolineato l’importanza di disporre di dati accurati, anche ai fini della politica di rimpatrio, preannunciando una futura possibile revisione delle norme europee in tema di raccolta e regolarità delle statistiche sulla migrazione e protezione internazionale.

Minori migranti. La pubblicazione della comunicazione del 14 marzo è stata anche l’occasione per la Commissione per fare il punto sui progressi compiuti nell’ ultimo anno dall’Unione Europea e dagli Stati membri in tema di protezione dei minori migranti, oggetto di specifica comunicazione nell’aprile 2017 (COM(2017) 211 final). A tal fine la commissione ha pubblicato una tabella riassuntiva delle azioni intraprese dalle istituzioni europee nonché i rapporti contenenti le risposte degli Stati membri al questionario concernente le azioni intraprese a tutela dei minori migranti. I documenti sono reperibili al seguente indirizzo https://ec.europa.eu/home-affairs/news/european-agenda-migration-continuous-efforts-needed-sustain-progress_en )

Statistiche visti Schengen. Ad aprile la Commissione ha pubblicato le statistiche sui visti Schengen rilasciati nel 2017 dagli Stati membri, che evidenziano un aumento del 6.3% delle richieste di visti di breve durata. È la prima volta che si registra un aumento delle richieste dal 2013. In testa agli aumenti c’è la Russia, le cui domande sono incrementate del 22%, per un totale di 3.9 milioni. A seguire si registra una nuova crescita della Cina (15% in più rispetto al 2016). La percentuale dei visti rifiutati globalmente è pari all’8,2%, con una sensibile differenza tra paesi. Le statistiche sono consultabili su: https://ec.europa.eu/home-affairs/what-we-do/policies/borders-and-visas/visa-policy_en#stats.

Integrazione. Il 18 ad aprile la Commissione europea e l'OCSE hanno pubblicato una relazione che identifica le priorità delle politiche di integrazione e formula raccomandazioni. Raccogliendo esempi di buone pratiche attuate da diverse città europee tra cui Amsterdam, Atene, Berlino, Parigi e Roma, la relazione evidenzia 12 punti chiave rivolti ai responsabili politici e agli operatori locali, regionali e nazionali per lo sviluppo e l’attuazione di programmi di integrazione. Le raccomandazioni si concentrano su diversi ambiti tra cui la salute, il lavoro, l'alloggio e l'istruzione.

 

 

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