Atti di indirizzo
Programma della Presidenza cipriota. A gennaio 2026 Cipro ha assunto la Presidenza semestrale del Consiglio dell’Unione europea, in una fase particolarmente significativa per le politiche migratorie europee, coincidente con gli ultimi mesi che hanno preceduto l’applicazione del Patto sulla migrazione e l’asilo. Nel proprio programma di lavoro, per quanto riguarda i settori dell’immigrazione e dell’asilo, la Presidenza cipriota ha individuato come priorità fondamentale il sostegno all’attuazione efficace e uniforme del nuovo quadro normativo, considerato essenziale per garantire una gestione ordinata e prevedibile dei flussi migratori. Particolare attenzione è dedicata al rafforzamento della dimensione esterna della politica migratoria dell’Unione, attraverso il consolidamento della cooperazione con i Paesi di origine e di transito e l’adozione di un approccio integrato lungo le principali rotte migratorie. Parallelamente, la Presidenza ha promosso il rafforzamento del sistema europeo dei rimpatri, ritenuto un elemento indispensabile per la credibilità complessiva della politica migratoria comune, nonché l’avanzamento dei lavori relativi ai concetti di Paese terzo sicuro e di Paese di origine sicuro. Le priorità cipriote si inseriscono, pertanto, in una linea di continuità con il crescente orientamento dell’Unione verso una governance delle migrazioni fondata sul controllo delle frontiere esterne, cooperazione con i Paesi terzi e attuazione delle nuove regole introdotte dal Patto sulla migrazione e l’asilo. Per celebrarne l’avvio della fase di attuazione, la Presidenza cipriota ha organizzato una conferenza ministeriale il 12 giugno a Nicosia.
Strategia europea sulla migrazione. Nel gennaio 2026 la Commissione europea ha presentato una nuova Strategia europea di gestione dell’asilo e della migrazione, destinata a orientare l’azione dell’Unione nel settore migratorio nel quinquennio 2026-2030. Il documento propone un approccio integrato alla governance delle migrazioni, fondato sulla convinzione che una gestione efficace del fenomeno richieda un'azione coordinata lungo l’intero percorso migratorio, dalla cooperazione con i Paesi terzi alla gestione delle frontiere esterne, dalle procedure di asilo e rimpatrio fino alla promozione di canali di ingresso regolari per motivi di lavoro e studio. La strategia individua cinque priorità d’azione: il rafforzamento della dimensione esterna della politica migratoria attraverso partenariati più incisivi con i Paesi di origine e di transito e la promozione di una “diplomazia della migrazione”; il consolidamento della sicurezza e della gestione delle frontiere esterne; la piena attuazione del Patto sulla migrazione e l’asilo; il miglioramento dell’efficacia delle politiche di rimpatrio e riammissione; e lo sviluppo di percorsi di migrazione legale finalizzati ad attrarre talenti e rispondere alle esigenze del mercato del lavoro europeo. Nel suo complesso, il documento indica la volontà della Commissione di perseguire un equilibrio tra controllo dei flussi migratori, tutela delle persone bisognose di protezione internazionale e valorizzazione del contributo che la migrazione regolare può offrire alla competitività e alla sostenibilità demografica dell’Unione europea.
Strategia sui visti. La nuova strategia dell’UE in materia di visti adottata dalla Commissione il 29 gennaio 2026 rappresenta il primo tentativo di definire una visione strategica complessiva della politica europea dei visti, finora sviluppatasi attraverso interventi normativi settoriali e prevalentemente orientati alla gestione della mobilità di breve durata. La strategia attribuisce alla politica dei visti una funzione sempre più centrale nell’azione esterna dell’Unione, configurandola come uno strumento al servizio non soltanto della sicurezza dello spazio Schengen, ma anche della competitività economica e degli interessi geopolitici europei. In tale prospettiva, la Commissione propone un rafforzamento dei meccanismi di monitoraggio dei regimi di esenzione dal visto, un utilizzo più incisivo della leva dei visti nei rapporti con i Paesi terzi, nonché una progressiva digitalizzazione delle procedure attraverso l’implementazione di strumenti quali ETIAS e l’interoperabilità dei sistemi informativi europei entro il 2028. Parallelamente, la strategia mira a facilitare la mobilità mediante procedure più rapide e prevedibili, il rilascio di visti multipli di lunga durata per viaggiatori affidabili e il miglioramento dell’accesso ai servizi consolari. Ne emerge una concezione della politica dei visti quale strumento di governance integrata, collocato all’intersezione tra controllo delle frontiere, politica estera, sicurezza interna e attrazione di mobilità qualificata.
Mobilità dei talenti. La Commissione ha adottato una raccomandazione sull’attrazione dei talenti per l’innovazione, che si inserisce nel più ampio obiettivo di rafforzare la competitività europea nel contesto della crescente competizione globale per lavoratori altamente qualificati, ricercatori, studenti e imprenditori innovativi. Il documento invita gli Stati membri a sviluppare procedure più semplici, rapide e digitalizzate per il rilascio di visti nazionali di lunga durata e permessi di soggiorno, riducendo gli oneri amministrativi e i tempi di trattamento delle domande. Particolare attenzione viene inoltre riservata alla possibilità di agevolare il passaggio dallo studio o dalla ricerca all’attività lavorativa o imprenditoriale, nonché al rafforzamento della mobilità intra-UE dei talenti provenienti da Paesi terzi. La raccomandazione riflette una crescente integrazione tra politiche migratorie, politiche dell’innovazione e strategie industriali europee, nella convinzione che la capacità dell’Unione di attrarre e trattenere capitale umano altamente qualificato costituisca un fattore essenziale per la sua autonomia strategica e per il mantenimento della competitività economica nei settori tecnologicamente avanzati.
Consiglio giustizia e affari interni. Nel corso della riunione del Consiglio giustizia e affari interni del 5 marzo 2026, i Ministri dell’interno hanno dedicato particolare attenzione alla dimensione esterna della politica migratoria dell’Unione. La discussione si è concentrata in particolare sulla cooperazione con Libano e Libia, considerati Paesi strategici lungo le principali rotte migratorie verso l’Europa. I Ministri hanno ribadito l’importanza di rafforzare il sostegno al Libano e di proseguire la cooperazione con la Libia nella prevenzione della migrazione irregolare, nel contrasto alle reti di traffico di migranti e nelle iniziative di rimpatrio volontario assistito, confermando il ruolo crescente dei partenariati con i Paesi terzi nella gestione dei flussi migratori. Il Consiglio ha, inoltre, approvato una tabella di marcia aggiornata per l’interoperabilità dei sistemi informativi europei nel settore della giustizia e degli affari interni. I lavori si concentreranno nei prossimi anni sul completamento dell’interconnessione tra le principali banche dati europee, compresi il Sistema d’informazione visti (VIS) e la futura piattaforma europea per la presentazione delle domande di visto. L’iniziativa si inserisce nel più ampio processo di digitalizzazione della gestione delle frontiere esterne e mira a rafforzare l’efficacia dei controlli, la condivisione delle informazioni tra le autorità nazionali e il funzionamento dello spazio Schengen.
Atti adottati
Paesi di origine sicura. A febbraio è stato adottato il regolamento (UE) 2026/464, che introduce per la prima volta un elenco comune dell’Unione europea dei Paesi di origine sicuri, superando la precedente frammentazione derivante dalle diverse liste nazionali. L’allegato al regolamento designa come Paesi di origine sicuri Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia. La designazione consente di sottoporre le domande presentate dai cittadini di tali Paesi a procedure accelerate e, ove ne ricorrano le condizioni, anche a procedure di frontiera, sulla base della presunzione di infondatezza delle stesse. In linea di principio, anche i Paesi candidati all’adesione all’Unione europea sono considerati Paesi di origine sicuri. Tale presunzione non opera, tuttavia, qualora il Paese sia interessato da conflitti armati con violenza indiscriminata, sia destinatario di misure restrittive dell’Unione per violazioni dei diritti fondamentali oppure presenti un tasso medio europeo di riconoscimento della protezione internazionale superiore al 20%. Pur rafforzando il ricorso al concetto di Paese di origine sicuro, il regolamento (UE) 2024/1348 (regolamento c.d. procedure) conferma che la designazione non può comportare il rigetto automatico della domanda di asilo. Gli Stati membri restano tenuti a svolgere una valutazione individuale e a consentire al richiedente di dimostrare che, nel proprio caso concreto, il Paese non può essere considerato sicuro (art. 61, par. 5). Il regolamento prevede la possibilità che la Commissione sospenda integralmente o parzialmente la designazione di un Paese come sicuro, anche limitatamente a determinate regioni territoriali o a specifiche categorie di persone, qualora intervengano significativi peggioramenti della situazione interna.
Paesi terzi sicuri. Il regolamento (UE) 2026/463, adottato il 24 febbraio 2026, interviene sulla disciplina del concetto di “Paese terzo sicuro”, modificando il regolamento (UE) 2024/1348 nell’ambito dell’attuazione del Patto su migrazione e asilo. Il regolamento rimodula la nozione di “collegamento” tra richiedente e Paese terzo sicuro, attenuandone la funzione di requisito necessario. In particolare, viene consentito agli Stati membri di applicare il concetto anche in presenza di un mero transito del richiedente attraverso il Paese terzo, oppure sulla base di un accordo o intesa formale con tale Paese (salvo nel caso di minori non accompagnati), ampliando così le ipotesi di dichiarazione di inammissibilità della domanda di asilo. In linea generale, la riforma operata dal Patto incide sulla procedura di esame delle domande, rafforzando la possibilità per gli Stati membri di dichiarare l’inammissibilità della richiesta quando il richiedente possa beneficiare di protezione effettiva nel Paese terzo considerato sicuro. Ciò comporta un più ampio ricorso a decisioni preliminari di non esame nel merito, con effetti di accelerazione complessiva delle procedure.
Bacino dei talenti dell’UE. Ad aprile, è stato adottato il regolamento (UE) 2026/1047 che istituisce il bacino europeo dei talenti (EU Talent Pool), configurandolo come una piattaforma digitale a livello UE volta a facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro qualificato proveniente da Paesi terzi. Lo strumento dovrebbe consentire ai datori di lavoro stabiliti nell’Unione di individuare e reclutare lavoratori extra-UE in modo più rapido e trasparente, sulla base di profili professionali registrati volontariamente dai candidati. Il meccanismo risponde all’esigenza di affrontare le carenze di manodopera in settori strategici, rafforzando al contempo la competitività dell’economia europea. La piattaforma è concepita come uno strumento complementare rispetto ai canali nazionali di ingresso per lavoro, senza sostituirli, ma favorendo una maggiore coordinazione tra Stati membri e una più efficiente gestione dei fabbisogni occupazionali. I punti di contatto nazionali designati dagli Stati membri (art. 10) sono incaricati di garantire il collegamento tra la piattaforma europea e le autorità competenti degli Stati membri, svolgendo funzioni di coordinamento operativo, assicurando l’aggiornamento delle informazioni relative alle offerte di lavoro, alle condizioni di accesso e alle procedure nazionali di rilascio dei permessi di soggiorno e lavoro. Nel complesso, l’istituzione del bacino dei talenti riflette l’evoluzione della politica migratoria dell’Unione verso un approccio più selettivo e funzionale alle esigenze del mercato del lavoro, nel quale la migrazione legale viene sempre più integrata nelle strategie europee in materia di crescita, innovazione e autonomia economica.
Varie
Piena operatività del sistema di ingressi/uscite. Il 30 marzo 2026 la Commissione europea ha annunciato il completamento della fase di implementazione dell'Entry/Exit System (EES), confermando che il nuovo sistema europeo di registrazione degli ingressi e delle uscite alle frontiere esterne sarebbe divenuto pienamente operativo a partire dal 10 aprile 2026. Dopo un periodo di introduzione graduale avviato nell’ottobre 2025 nei 29 Paesi partecipanti, il sistema è entrato definitivamente a regime sostituendo la tradizionale apposizione dei timbri sui passaporti dei cittadini di Paesi terzi con la registrazione elettronica dei movimenti transfrontalieri. Il nuovo sistema di ingressi/uscite è operativo in tutti i punti di attraversamento delle frontiere esterne dell’Unione e registra in formato digitale i dati identificativi dei viaggiatori (giorno, ora, luogo di primo ingresso e di uscita dei cittadini di Paesi terzi ammessi per un soggiorno di breve durata nel territorio dell’Unione), comprese le informazioni biometriche quali immagini facciali e impronte digitali, con l’obiettivo di consentire un più efficace controllo degli ingressi, delle uscite e degli eventuali superamenti dei periodi di soggiorno autorizzati. Secondo i dati diffusi dalla Commissione, durante la fase di implementazione progressiva erano già stati registrati oltre 45 milioni di attraversamenti delle frontiere esterne, più di 24.000 rifiuti di ingresso e centinaia di segnalazioni relative a rischi per la sicurezza, evidenziando il ruolo attribuito al sistema nel rafforzamento dei controlli alle frontiere, nella prevenzione delle frodi d’identità e nel contrasto all’immigrazione irregolare. L’entrata in piena operatività dell’EES costituisce un passaggio fondamentale nel processo di digitalizzazione dei controlli alle frontiere esterne dell’area Schengen.
Riduzione delle domande di asilo. Ad aprile 2026 la Commissione ha diffuso i più recenti dati Eurostat sulle domande di protezione internazionale, evidenziando una significativa riduzione delle richieste di asilo nell’Unione europea nel corso del 2025. Le domande di protezione presentate da cittadini di Paesi terzi sono state infatti circa 669.400, con una diminuzione del 27% rispetto alle oltre 912.000 registrate nel 2024. Per la prima volta dal 2013, i cittadini siriani non rappresentano più il principale gruppo di richiedenti asilo nell’Unione. Nel 2025 il numero più elevato di domande è stato presentato da cittadini venezuelani (13% del totale), seguiti da afghani (10%) e siriani (6%). La riduzione delle domande ha interessato la maggior parte degli Stati membri, con i cali più consistenti registrati in Germania, Italia e Spagna. Nonostante tale diminuzione, Spagna, Italia, Francia, Germania e Grecia hanno continuato a concentrare oltre l’80% delle domande presentate nell’Unione. Anche le richieste presentate da minori stranieri non accompagnati hanno registrato una significativa contrazione, passando da circa 34.600 nel 2024 a poco più di 21.000 nel 2025 (-39%). Un ulteriore elemento significativo riguarda il numero delle domande ritirate: nel 2025 nei Paesi dell’UE sono state ritirate 103.595 domande di asilo, con i valori più elevati registrati in Germania, Spagna e Croazia. La grande maggioranza dei ritiri è stata di natura implicita, ossia dovuta all’abbandono della procedura da parte del richiedente piuttosto che a una rinuncia formale, circostanza che suggerisce la persistenza di movimenti secondari e di interruzioni dei percorsi di protezione internazionale all’interno dell’Unione.
Cooperazione con il Senegal. Si è svolta il 2-3 marzo 2026 una visita in Senegal dei Commissari europei Jozef Síkela e Magnus Brunner, nell’ambito del rafforzamento del partenariato strategico tra Unione europea e Paese africano. L’iniziativa si inserisce nella più ampia strategia europea di esternalizzazione della governance migratoria e conferma la crescente integrazione tra politiche di cooperazione allo sviluppo, sicurezza e gestione dei flussi migratori. Nel corso degli incontri, la dimensione dell’immigrazione e dell’asilo è emersa in modo centrale con particolare riferimento alla prevenzione della migrazione irregolare e al contrasto delle reti di traffico di migranti e della tratta di esseri umani. La cooperazione tra UE e Senegal si è concentrata sul rafforzamento delle capacità operative di gestione delle frontiere, in particolare lungo la rotta atlantica, attraverso il potenziamento della sorveglianza marittima e il sostegno infrastrutturale alle autorità senegalesi. Tali interventi mirano a ridurre le partenze irregolari e a rafforzare la capacità di controllo e intercettazione lungo le principali rotte migratorie verso l’Europa. Nel complesso, la visita conferma l’impostazione dell’Unione europea orientata a una gestione “a monte” dei flussi migratori, fondata su partenariati operativi con i Paesi di origine e transito e su un’integrazione sempre più stretta tra obiettivi di sicurezza, controllo delle frontiere e cooperazione esterna.