Atti di indirizzo
Presidenza danese. Dal 1° luglio 2025 la Danimarca ha assunto la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, delineando un programma di lavoro fortemente incentrato sul controllo delle frontiere e sulla gestione dell’immigrazione irregolare, nonché sull’individuazione di approcci nuovi ed efficaci per gestire i flussi migratori. Le linee programmatiche della presidenza danese si inseriscono nel contesto dell’attuazione del Patto su migrazione e asilo, che entrerà in vigore a metà 2026. In questa prospettiva, essa intende promuovere i negoziati sulle proposte di modifica relative al concetto di “Paese terzo sicuro” e alla creazione di una lista comune di Paesi di origine sicuri nel quadro del regolamento sulle procedure di asilo. Un’attenzione particolare sarà, inoltre, riservata al contrasto al traffico di migranti, considerato una sfida transnazionale di primaria importanza. La presidenza danese intende far avanzare i negoziati sulla proposta di direttiva che stabilisce regole minime per la prevenzione e il contrasto del favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegali nell’Unione europea, presentata dalla Commissione nel 2023. In parallelo, sarà valorizzata la cooperazione con i Paesi partner lungo le principali rotte migratorie, riconosciuta come elemento essenziale per le politiche europee di contenimento dell’immigrazione irregolare. Il programma della presidenza include anche aspetti legati alla migrazione legale, a sostegno delle iniziative volte a facilitare il reclutamento di lavoratori stranieri nei settori in cui l’UE registra carenze occupazionali. In questo ambito, la Danimarca intende promuovere l’adozione del regolamento che istituisce la «Piattaforma dell’UE per i talenti», strumento volto a rendere più attrattivo e ordinato l’accesso al mercato del lavoro europeo per cittadini di Paesi terzi. Infine, la presidenza ha annunciato che faciliterà le discussioni sul futuro delle persone sfollate dall’Ucraina, con l’obiettivo di coordinare le scelte dell’UE in vista della proroga della protezione temporanea e delle misure necessarie a gestire in modo sostenibile la loro permanenza e l’eventuale transizione post-protezione.
Celebrazione Area Schengen. Nel giugno 2025 si sono celebrati i 40 anni dall’Accordo di Schengen, sottoscritto nel 1985 nella cittadina lussemburghese da cinque Stati membri (Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo) dell’allora Comunità economica europea. Questo anniversario è stata l’occasione per ribadire il valore politico e simbolico dello spazio Schengen, qualificato come «una delle iniziative più emblematiche e concrete di cooperazione e integrazione europea». Con l’intento di celebrare l’importante anniversario, i Ministri degli interni UE hanno adottato il 12 giugno una dichiarazione politica solenne «40 anni e oltre – Un impegno comune per la libertà, la sicurezza e la giustizia», in cui hanno ribadito la centralità dello spazio senza frontiere interne come pilastro dell’Unione, richiamando altresì l’importanza di garantire la sicurezza dei cittadini senza compromettere i diritti fondamentali, investendo in infrastrutture tecnologiche, interoperabilità dei sistemi informativi e rafforzando la cooperazione tra Stati.
Integrazione e inclusione. A giugno la Commissione ha pubblicato la valutazione intermedia del «Piano d’Azione per l’Integrazione e l’Inclusione 2021-2027», adottato dalla Commissione nel novembre 2020 nell’ambito del Patto su migrazione e asilo. L’analisi (contenuta in una comunicazione e un documento di lavoro) offre uno stato di avanzamento complessivo, identifica le criticità persistenti e indica le direttrici future fino al 2027. In particolare, viene analizzato lo stato delle politiche nei settori chiave dell’istruzione, dell’occupazione, della salute e dell’alloggio, evidenziandone sia le buone pratiche che le carenze strutturali. Centrale è anche la valutazione dell’uso dei fondi UE, come l’AMIF, ausiliari per sostenere l’integrazione dei migranti e dei cittadini UE con background migratorio. La revisione di metà mandato del Piano d’Azione per l’Integrazione e l’Inclusione 2021-2027 evidenzia un’attuazione lenta e disomogenea, con progressi limitati soprattutto nei settori del lavoro e della sanità. Persistono ostacoli strutturali, come le difficoltà nel riconoscimento delle qualifiche dei migranti, che ne rallentano l’inclusione socio-economica. Inoltre, il monitoraggio dei programmi finanziati, in particolare dell’AMIF, presenta carenze metodologiche e dati poco affidabili, rendendo difficile valutare l’impatto delle misure. Le persone migranti continuano così a essere esposte a vulnerabilità e rischio di marginalizzazione, segnalando una distanza crescente tra le ambizioni politiche dichiarate e i risultati concreti raggiunti. La Commissione rileva inoltre come l’emergenza ucraina abbia richiesto l’adozione di misure specifiche, replicabili in parte per altri gruppi di migranti. Tra le azioni raccomandate: rafforzare l’uso sinergico dei finanziamenti europei, intensificare il coinvolgimento degli attori locali e della società civile, migliorare il monitoraggio e la raccolta di dati.
Protezione temporanea e accoglienza degli sfollati dall’Ucraina. A giugno la Commissione ha pubblicato la comunicazione «Una via europea prevedibile e comune per il futuro degli Ucraini presenti nell’UE». La Commissione ha proposto di estendere la protezione temporanea per le persone in fuga dall’Ucraina fino al 4 marzo 2027, garantendo continuità giuridica e stabilità ai beneficiari. Per favorire una transizione coordinata verso forme di protezione più durature, la Commissione ha raccomandato al Consiglio di adottare misure complementari, volte a preparare il percorso post-protezione temporanea. Tali misure comprendono l’istituzione di programmi di rientro volontario sicuro, visite esplorative nei territori di origine, centri informativi per fornire orientamenti su opportunità di integrazione e rimpatrio. L’obiettivo è assicurare una gestione uniforme e prevedibile della protezione in tutta l’UE, evitando disparità tra Stati membri e facilitando sia il soggiorno legale e ordinato nei Paesi ospitanti sia il rientro sicuro nei territori di origine quando appropriato. La strategia mira, quindi, a coniugare la protezione dei diritti fondamentali dei beneficiari con la sostenibilità dei sistemi di accoglienza europei. A tal fine la Commissione ha presentato anche una proposta di raccomandazione (il testo definitivo è stato adottato dal Consiglio il 16 settembre) su un approccio coordinato alla transizione per uscire dalla protezione temporanea per gli sfollati provenienti dall’Ucraina. Il 17 giugno la Commissione europea ha nominato l’ex commissaria Ylva Johansson inviata speciale della Commissione per gli ucraini nell’UE. Supervisionerà l’istituzione degli “Unity Hub”, Centri informativi polivalenti negli Stati membri che offriranno supporto agli sfollati ucraini, sia per l’integrazione nelle società ospitanti sia per il rientro in patria. L’inviata speciale si coordinerà con le autorità nazionali, le organizzazioni internazionali e il governo ucraino.
Atti adottati
Entrata in funzione del sistema di ingressi/uscite. A luglio la Commissione ha adottato la decisione di esecuzione (UE) 2025/1544 con cui ha stabilito la data di entrata in funzione del sistema di ingressi/uscite (EES) a norma del regolamento (UE) 2017/2226 del Parlamento europeo e del Consiglio. Dal 12 ottobre 2025 il sistema registrerà elettronicamente l’ora e il luogo di ingresso e di uscita dei cittadini di Paesi terzi ammessi per un soggiorno di breve durata nel territorio degli Stati membri, calcolando la durata del soggiorno autorizzato, ed i dati relativi al respingimento dei cittadini di Paesi terzi che attraversano le frontiere esterne degli Stati membri. Il regolamento (UE) 2025/1534 ha stabilito alcune deroghe temporanee a talune disposizioni dei regolamenti (UE) 2017/2226 e (UE) 2016/399, prevedendo l’entrata in funzione graduale del sistema EES in un termine di sei mesi.
Protezione temporanea. A luglio, il Consiglio ha adottato la decisione di esecuzione (UE) 2025/1460 con cui ha ulteriormente prorogato la protezione temporanea concessa alle persone sfollate dall’Ucraina di cui all’articolo 2 della decisione di esecuzione (UE) 2022/382 e già estesa dalle decisioni di esecuzione (UE) 2023/2409 e (UE) 2024/1836, fino al 4 marzo 2027.
Rilascio dei visti per cittadini turchi. Il 15 luglio la Commissione ha adottato una decisione di esecuzione che stabilisce norme adattate per il rilascio di visti per ingressi multipli ai cittadini turchi residenti in Turchia che presentano, in Turchia, domanda di visto per soggiorni di breve durata. Le nuove norme consentiranno, tra l’altro, il rilascio a cittadini turchi di un visto Schengen multi-ingresso di lunga durata, valido per un anno, dopo aver ottenuto e utilizzato due visti nei tre anni precedenti.
Procedure in corso
Sospensione visti. Il 17 giugno il Parlamento europeo e il Consiglio hanno raggiunto un accordo politico provvisorio sulla revisione del meccanismo di sospensione del visto, contenuto nella proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio di modifica del regolamento (UE) 2018/1806. Le regole riviste ampliano i casi in cui è possibile attivare il meccanismo di sospensione dei visti, non più limitati alle ipotesi di aumento improvviso dell’immigrazione irregolare, mancanza di cooperazione in materia di riammissione o rischi per la sicurezza, e consentono inoltre di ridurre le soglie necessarie per intervenire nei casi di mancato rispetto dei requisiti stabiliti dagli accordi di esenzione dei visti, introducendo al contempo obblighi di monitoraggio e rendicontazione più rigorosi.
Paesi terzi sicuri. A maggio, la Commissione ha presentato una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2024/1348 per quanto riguarda l'applicazione del concetto di “Paese terzo sicuro” accompagnata da un documento di lavoro. La proposta apporta modifiche specifiche al regolamento sulle procedure di asilo (EU) 2024/1348, con l’obiettivo di rivedere, facilitandola, l’applicazione del concetto di “Paese terzo sicuro” ivi stabilita. In particolare, uno Stato membro potrà considerare inammissibile una domanda di protezione non solo quando vi è un collegamento diretto tra il richiedente e il Paese terzo, ma anche nel caso in cui il richiedente abbia transitato attraverso quel Paese o quando esista un accordo o intesa che garantisca l’esame effettivo della richiesta di protezione nel Paese terzo. Per i minori non accompagnati, l’applicazione del concetto sarà consentita solo se è rispettato il principio del migliore interesse del minore. La proposta introduce anche maggiori obblighi di trasparenza: prima di stipulare accordi con Paesi terzi, gli Stati membri dovranno informare la Commissione e gli altri Stati, permettendo un monitoraggio coordinato dell’attuazione del concetto di Paese terzo sicuro. Inoltre, le decisioni di inammissibilità basate sul concetto non avranno più automaticamente effetto sospensivo, salvo casi di concreto rischio di respingimento.
Varie
Attuazione del patto sulla migrazione e l’asilo. A giugno la Commissione europea ha pubblicato una relazione sull’attuazione del Patto sulla migrazione e l’asilo, a metà del suo periodo di transizione. Nonostante i progressi compiuti sul piano normativo e finanziario, diversi aspetti dell’attuazione del Patto su migrazione e asilo risultano ancora in ritardo. I piani nazionali sono stati presentati quasi da tutti i Paesi (25 su 27), anche se con livelli variabili di dettaglio e trasparenza e sono spesso incompleti o privi di scadenze precise, rendendo difficile monitorare i progressi effettivi. Anche il primo ciclo annuale di solidarietà, previsto per l’autunno, non è ancora pienamente strutturato: persistono divergenze tra gli Stati sull’equilibrio tra ricollocamenti e contributi finanziari, ostacolando la definizione di un meccanismo realmente operativo. A livello tecnico, lo sviluppo dei sistemi digitali comuni (in particolare l’aggiornamento di Eurodac) procede con ritardi, mentre le nuove procedure di screening e i meccanismi di monitoraggio dei diritti fondamentali faticano a tradursi in soluzioni concrete sul campo, per carenze infrastrutturali e organizzative. Anche i rimpatri rimangono un punto debole: la cooperazione con i Paesi terzi è ancora frammentata e poco efficace, nonostante gli sforzi per rafforzare il mandato di Frontex. Infine, la capacità dell’Unione di rispondere in maniera coordinata a situazioni di emergenza migratoria appare incompleta, in assenza di strumenti pienamente operativi. In questo quadro, mentre il quadro giuridico e le risorse finanziarie sono già stati consolidati (con l’annuncio a maggio di un finanziamento aggiuntivo di 3 miliardi euro), le misure pratiche a livello nazionale e l’effettiva solidarietà tra Stati membri rappresentano i principali fattori di rallentamento dell’attuazione. Ulteriori elementi che illustrano le azioni intraprese per preparare l’applicazione del patto si possono rinvenire nel rapporto sull’asilo pubblicato a giugno da EUAA.
Centro anti-tratta dell’UE. Il 5 giugno, in occasione della riunione dei Coordinatori nazionali e dei Relatori sulla lotta alla tratta di esseri umani, la Commissione europea ha lanciato l’“Anti-Trafficking Hub”, una piattaforma pensata per potenziare la lotta alla tratta di esseri umani e promuovere la protezione delle vittime. È uno strumento di cooperazione che riunisce autorità nazionali, organizzazioni della società civile, agenzie UE, settore privato (anche tecnologico), mondo della ricerca e altri stakeholders. Il suo ruolo si sviluppa intorno a tre direttrici fondamentali: ricerca, analisi e consulenza, finalizzate a favorire l’attuazione della strategia UE antitratta e della relativa direttiva. Tra le priorità iniziali dell’Hub rientrano l’approfondimento del concetto di sfruttamento sul lavoro, il rafforzamento dei meccanismi nazionali (coordinatori, sistemi di presa in carico, raccolta dati) e il monitoraggio del progresso nell’UE. Il coordinamento del Hub è affidato al Coordinatore UE antitratta, che si coordinerà con tutti i soggetti coinvolti per mettere in atto una strategia partecipativa e innovativa, favorendo il dialogo e lo scambio di conoscenze rilevanti.
Visti Schengen. A maggio la Commissione ha pubblicato le statistiche sui visti Schengen rilasciati nel 2024 dagli Stati membri, che evidenziano un aumento del 13,6% rispetto al 2023 e del 56% rispetto al 2022, pur rimanendo sotto i livelli pre-pandemia del 2019 (17 milioni). Bulgaria e Romania hanno iniziato a rilasciare visti Schengen anziché nazionali dal 31 marzo 2024. Complessivamente sono stati rilasciati più di 9,7 milioni di visti, in crescita del 14,1% rispetto all’anno precedente, con oltre la metà dei visti che consentivano ingressi multipli nell’area Schengen. I principali Paesi richiedenti sono stati Cina, Turchia, India, Marocco e Russia. Il tasso complessivo di rifiuto delle domande è leggermente diminuito, passando dal 16% del 2023 al 14,8% nel 2024, ma ha mostrato variazioni significative tra i diversi Paesi, con cali importanti, ad esempio in Siria (da 46% a 27%) e aumenti in Bangladesh (da 43,3% a 54,9%). Oltre ai visti rilasciati all’estero, gli Stati Schengen hanno emesso anche 85.119 visti uniformi direttamente alle frontiere esterne, evidenziando una gestione sempre più strutturata e digitale dei flussi di breve soggiorno.
ETIAS. A luglio la Commissione ha annunciato che la tariffa del Sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS) sarà di 20 euro anziché di 7 euro, come in precedenza. L’ETIAS è un’autorizzazione di viaggio obbligatoria per i cittadini esenti da visto che intendono recarsi in uno dei 30 Paesi europei aderenti (sono esclusi i minorenni e coloro che abbiano più di 70 anni). È collegata al passaporto del viaggiatore, ha una validità massima di tre anni (o fino alla scadenza del passaporto) e deve essere rinnovata in caso di rilascio di un nuovo passaporto. Con un’ETIAS valida si può entrare più volte nel territorio degli Stati membri per soggiorni di breve durata, fino a 90 giorni ogni 180, ma non garantisce automaticamente l’ingresso: al confine, le autorità possono comunque verificare documenti e condizioni di ammissione. Il sistema ETIAS entrerà in funzione alla fine del 2026.
Cooperazione Frontex-Bosnia Erzegovina. A giugno l’Unione europea e la Bosnia-Erzegovina hanno firmato un accordo riguardante le attività operative svolte dall’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera in Bosnia-Erzegovina. L’intesa autorizza Frontex a condurre operazioni congiunte e a schierare il proprio personale lungo i confini del Paese, inclusi quelli con Stati terzi. Tale iniziativa, parte del Piano d’azione dell’UE per i Balcani occidentali, mira a rafforzare la cooperazione e a contrastare i flussi migratori irregolari. I dati recenti mostrano una significativa diminuzione degli attraversamenti non autorizzati, scesi da 145.600 nel 2022 a 21.520 nel 2024. Si tratta del sesto accordo di questo tipo (dopo quelli conclusi con la Moldavia, Macedonia del Nord, Montenegro, Albania e Serbia) basato sul mandato rafforzato di Frontex del 2019. L'accordo entrerà in vigore dopo l'approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio, nonché dopo la procedura di ratifica nazionale in Bosnia-Erzegovina, ma è provvisoriamente applicabile dal momento della firma.
Bilancio pluriennale. Nell’ambito del nuovo quadro finanziario pluriennale, presentato il 16 luglio, con un bilancio complessivo di quasi 2.000 miliardi di euro, la Commissione europea ha proposto un significativo aumento dei fondi destinati a migrazione, gestione delle frontiere e sicurezza interna. In particolare, i finanziamenti per AMIF, BMVI e ISF sarebbero triplicati, portando il totale a 81 miliardi di euro, di cui 15,4 miliardi per le frontiere, 12 miliardi per la migrazione e 11,9 miliardi per Frontex. L’obiettivo è sostenere l’attuazione del Patto su migrazione e asilo dal 2026, digitalizzare i controlli di frontiera e rafforzare la capacità delle autorità di contrasto.