di Thomas Casadei e Benedetta Rossi
Abstract: Il contributo analizza l’intersezione critica tra politiche abitative, piani urbanistici e diritto antidiscriminatorio dell’Unione europea alla luce della fondamentale sentenza della Corte di giustizia (Grande Sezione), 18 dicembre 2025, causa C-417/23, Slagelse Almennyttige Boligselskab. Lo studio esamina la legittimità della normativa danese che impone la riduzione forzosa degli alloggi sociali nelle cosiddette “aree in trasformazione” e, da una prospettiva giusfilosofica, indaga la decostruzione operata dai giudici di Lussemburgo della nozione di “origine etnica”. La Corte, riallacciandosi ai precedenti CHEZ e Jyske Finans, conferma una nozione di etnia non limitata alla sola nazionalità ma fondata, al contrario, su una combinazione di fattori culturali, religiosi e ambientali. L’analisi si sofferma, in particolare, sul passaggio in cui la sentenza qualifica l’impiego del criterio «non occidentale» come una forma di discriminazione fondata su un indicatore sostitutivo. Viene inoltre proposto un parallelismo con l'ordinamento italiano, con particolare riferimento alla giurisprudenza costituzionale sui requisiti di residenza prolungata per l'accesso all'ERP. In conclusione, il lavoro delinea l’emergere di un “diritto alla città” europeo, in cui l’abitare è riconosciuto quale presupposto della dignità umana, in opposizione a qualsiasi pratica di segregazione motivata dai governi nazionali mediante una fallace retorica della coesione e integrazione sociale.
Abstract: This paper analyzes the critical intersection between housing policies, urban planning, and European Union anti-discrimination law in light of the landmark judgment of the Court of Justice (Grand Chamber) of December 18, 2025, in Case C-417/23, Slagelse Almennyttige Boligselskab. The study examines the legitimacy of Danish legislation mandating the forced reduction of social housing in so- called “transformation areas” and, from a legal-philosophical perspective, the article investigates the deconstruction carried out by the Luxembourg judges regarding the notion of “ethnic origin”. Drawing upon the CHEZ and Jyske Finans precedents, the Court confirms a concept of ethnicity that is not limited solely to nationality but is instead grounded in a combination of cultural, religious, and environmental factors. In particular, the analysis focuses on the passage in which the judgment qualifies the use of the “non-Western” criterion as a form of discrimination based on a surrogate indicator. Furthermore, a parallel is drawn with the Italian legal system, with specific reference to constitutional jurisprudence concerning long-term residence requirements for access to public housing (ERP). In conclusion, this work outlines the emergence of a European “right to the city,” wherein housing is recognized as a prerequisite for human dignity, standing in opposition to any segregation practices justified by national governments through a fallacious rhetoric of social cohesion and integration.