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Fascicolo n.3/2019

Ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale tra diritto internazionale e nuove (discutibili) qualificazioni del fenomeno migratorio

di Ilaria Tani

 

Abstract: Il presente contributo affronta tre aspetti. In primo luogo, vengono evidenziati gli elementi essenziali richiesti dal diritto internazionale affinché la dichiarazione di una regione di ricerca e soccorso (regione SAR) produca effetti giuridici e venga efficacemente gestita e vengono messi in luce i limiti istituzionali e le debolezze operative della regione SAR libica, incluso il controverso processo che ha condotto alla sua istituzione. In secondo luogo, viene evidenziato il mutato approccio e la metamorfosi nel linguaggio in seno al dibattito sulla migrazione a livello di Unione europea. Da un lato, gli interventi umanitari discussi dal Parlamento europeo hanno lasciato il posto a risposte di tipo politico che includono strategie militari concepite in seno al Consiglio europeo, senza uno scrutinio parlamentare. Dall’altro lato, nel dibattito politico, anche a livello nazionale, il temine «migrante» – che può includere l’asilante e il rifugiato – viene sempre più spesso utilizzato quale sinonimo di «clandestino». Recentemente, le direttive del Ministro dell’interno italiano hanno finanche descritto il migrante come «potenziale terrorista». Il contributo evidenzia, in terzo luogo, che la suddetta trasformazione nella narrazione politica del fenomeno migratorio ha determinato, a sua volta, un rilevante cambiamento nelle risposte da parte delle istituzioni rispetto alla migrazione, manifestando, in alcuni casi, evidenti contrasti con il diritto internazionale.

Abstract: The analysis here presented is threefold. First, the paper highlights the essential elements required by international law for effectively declaring and efficiently managing a search and rescue (SAR) region and shows the multiple institutional deficiencies and operative shortcomings of the SAR region declared by Libya, including the debatable process that led to its establishment. Second, the paper highlights the changed approach and the language shift within the debate on migration at European Union level. On the one hand, humanitarian interventions discussed within the European Parliament have been replaced by policy responses involving military strategies conceived within the European Council, without parliamentary scrutiny. On the other hand, in the political debate, including at national level, the term «migrant» – which may include asylum seekers and refugees – is increasingly being used as a synonymous of «clandestine». Lately, directives enacted by the Italian Minister of the Interior have even described migrants as «potential terrorists». The paper finally highlights that the above-mentioned transformation in the political narrative on migration has led, in turn, to a major shift in the institutional responses to migration, revealing, in certain cases, striking clashes with international law.

Respingimento alla frontiera e respingimento differito: presupposti, tipologie ed effetti

di Roberto Cherchi

 

Abstract: L’articolo analizza il respingimento dello straniero e i limiti al relativo potere. Con riferimento al respingimento alla frontiera, una speciale attenzione è stata dedicata al fenomeno dei trattenimenti de facto nei locali della polizia di frontiera degli stranieri destinatari di un provvedimento di respingimento, in attesa dell’esecuzione del decreto. Questa forma di detenzione amministrativa non è fondata su una disposizione di legge che rispetti le garanzie di cui all’art. 13 Cost. e deve quindi essere reputata illegale. Tale trattenimento non è inoltre giustificato per il fatto di essere posto in essere nelle “zone internazionali” degli aeroporti, in quanto esse sono parte del territorio nazionale e non sono esenti dall’applicazione delle norme costituzionali e internazionali. Per ciò che concerne il respingimento differito, l’articolo analizza la sentenza della Corte costituzionale 275/2017, nonché il successivo d.l. n. 113/2018 (convertito con modificazioni dalla l. n. 132/2018), che a tale sentenza ha dato seguito con una normativa non priva di dubbi di legittimità costituzionale.

Abstract: This article analyses refoulement and the limits that constitutional and international law impose on this power. Referring to the border refoulement, this article focuses on the theme of the de facto detention of aliens at airports before they leave the country. This detention is not based on law and, therefore, must be considered illegal and in violation of article 13 of the Constitution. This article also concludes that the so called “international zones” of airports must be considered as a part of the national territory and, therefore, the application of constitutional and international law may not be excluded. This article also examines the deferred refoulement, analyzing both the decision of the constitutional Court n. 275/2017 and the following decree 113/2018 (converted into law n. 132/2018), which put in place the requested modification. However, the new rules may be in some parts unconstitutional.

Dublin system, “scrooge-like” solidarity and the eu law: are there viable options to the never-ending reform of the Dublin III regulation?

di Giuseppe Morgese

 

Abstract: According to Article 80 of the TFEU, EU asylum policy shall be governed by the principle of solidarity and fair sharing of responsibility, including its financial implications, between the Member States. Nevertheless, EU Institutions and Member States have so far done very little to give substance to this principle to the benefit of those MS more exposed to migratory flows. Starting from the legal structure of Article 80 and the persistent European “scrooge-like” solidarity proofs, this paper aims at demonstrating that past and present initiatives (i.e. relocation quotas and the recent Draft Malta Joint Declaration of Intent of September 2019) are intended not to be successful and the amendment process of the so-called “Dublin System” hardly could lead to more structural solidarity. Thus, maybe it is time to rethink the implementation of Article 80, either by setting-up of a EU humanitarian visa system and/or shifting into a “Common But Differentiated Responsibilities” system, placing the burden of the first reception on the frontline MS (as it is today) but amending the 2003 Long Term Resident Directive in order to substantially reduce (or completely remove) the period of time during which refugees and beneficiaries of subsidiarity protection are not allowed to move to other MS for more than three months.

Abstract: Secondo l’art. 80 TFUE, la politica di asilo dell’UE è governata dal principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati membri, anche sul piano finanziario. Tuttavia, le Istituzioni europee e gli Stati membri non hanno sinora fatto granché per dare attuazione a quel principio in modo da andare incontro alle richieste degli Stati più esposti ai flussi migratori. Partendo dalla struttura dell’art. 80 TFUE e della persistente “tirchia” solidarietà europea, in questo lavoro ci si ripropone di dimostrare che le iniziative passate e presenti (come le quote di ricollocazione o la recente bozza di dichiarazione comune di intenti, fatta a Malta nel settembre 2019) sono destinate al fallimento, e che il processo di modifica del sistema Dublino difficilmente può condurre a maggiore solidarietà. Allora, forse sarebbe opportuno “ripensare” l’applicazione dell’art. 80 TFUE nel senso di creare un sistema di visti umanitari e/o di introdurre un sistema di “responsabilità comuni ma differenziate” che ponga l’onere della prima accoglienza sui Paesi di frontiera esterna (come oggi) ma che, al contempo, porti a una modifica della direttiva del 2003 sullo status dei cittadini di Paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo nel senso di una riduzione sostanziale (o una completa rimozione) del periodo di tempo nel quale rifugiati e beneficiari di protezione sussidiaria non possono spostarsi verso altri Stati membri per più di tre mesi.

 

La riabilitazione a favore delle vittime di atti di tortura commessi all’estero: alcune riflessioni a partire dall’articolo 14 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura

di Marcella Ferri

 

Abstract: Il diritto ad una riparazione e a un risarcimento equo per le vittime di tortura e trattamenti inumani e degradanti è riconosciuto dall’art. 14 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Tale disposizione ha suscitato un ampio dibattito dottrinale circa la sua idoneità a porre obblighi in capo agli Stati anche in relazione agli atti di tortura commessi fuori dalla propria giurisdizione. Tale questione, focalizzatasi sull’eventuale riconoscimento di un principio di giurisdizione civile universale, ha lasciato in secondo piano la riabilitazione: questa forma di riparazione mira a ripristinare l’autonomia e le capacità fisiche, mentali, sociali e professionali della persona vittima di atti di tortura, al fine di garantirne un pieno reinserimento all’interno della società. Partendo dall’analisi di alcune significative pronunce del Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura (General Comment n° 3 (2012), AN v. Switzerland e Adam Harun v. Switzerland) e della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (MP c. Secretary of State for the Home Department, C-353/16), questo scritto ha l’obiettivo di evidenziare che la riabilitazione presenta alcune specificità rispetto alle altre forme di riparazione e, per sua natura, deve essere garantita dagli Stati anche in relazione agli atti di tortura commessi al di fuori della propria giurisdizione. Questa specificità della riabilitazione può avere alcune ricadute significative nell’ordinamento italiano, dopo l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari da parte del d.l. 113/2018.

Abstract: The right to redress and compensation for victims of torture and inhuman and degrading treatment is recognised by article 14 of the UN Convention against torture. Starting from this provision, a significant debate arose about its applicability to acts of torture committed outside the States’ jurisdiction. Focusing on the issue of universal civil jurisdiction, this debate has not paid a great deal of attention to the rehabilitation: this form of reparation aims to assure the restoration of physical, psychological, social, and professional independence of victims in order to promote their reintegration into society. Starting from some meaningful decisions of the United Nations Committee against torture (General Comment No. 3 (2012), AN v. Switzerland e Adam Harun v. Switzerland) and the Court of Justice of the European Union (MP c. Secretary of State for the Home Department, C-353/16), this paper aims to stress that rehabilitation has certain characteristic features that make it distinct from other forms of reparation: by its nature, it must be guaranteed by States also to persons who have been victims of torture outside their jurisdiction. This conclusion may be particularly relevant in the Italian legal system, after the abrogation of humanitarian residence permits by the Decree-Law 113/2018.

Servizio pubblico di accoglienza e diritti fondamentali dei richiedenti asilo. Profili di illegittimità della riforma introdotta dal d.l. n. 113/2018

di Nicoletta Vettori

 

Abstract: Il contributo esamina la recente riforma del sistema pubblico di accoglienza dei richiedenti asilo e protezione internazionale (operata con il d.l. 4.10.2018, n. 113, conv. in l. 1.12.2018, n. 132) e le condizioni previste dal nuovo schema di capitolato d’appalto per la gestione dei relativi servizi (approvato con d.m. 20.11.2018), evidenziandone i profili di illegittimità per violazione del diritto costituzionale, europeo e internazionale. In particolare, si mostra come i provvedimenti governativi e ministeriali escludono molte delle prestazioni essenziali per la garanzia dei diritti fondamentali dei richiedenti asilo, mortificano le libertà degli operatori che concorrono all’affidamento della gestione dei Centri e finiscono per pregiudicare le forme di accoglienza più efficaci, sia in termini di tutela dei migranti che di corretta allocazione delle risorse pubbliche.

Abstract: The essay examines the recent reform of the public reception system for asylum seekers (set up for the Decree 4.10.2018, n. 113, conv. in l. 1.12.2018, n. 132), highlighting the profiles of illegitimacy for violation of Constitutional, European and International law. In particular it shows how the government acts exclude many of the welfare benefit necessary for the protection of the fundamental rights of asylum seekers, limit the freedoms of the private operators that manage the reception services and compromise the most effective forms of reception, both in terms of the protection of migrants and the correct allocation of public resources.

L’integrazione come fattore di sviluppo dell’economia locale: analisi di un progetto innovativo

di Giovanni Calvellini

 

Abstract: A San Martino in Rio è stato recentemente approvato dal Consiglio comunale un progetto che prevede l’attivazione con alcuni richiedenti e titolari di protezione internazionale di tirocini da svolgersi presso il Comune (soggetto ospitante), con riconoscimento al tirocinante di un’indennità da corrispondersi in moneta complementare (convertibile in Euro dopo sei mesi dall’emissione) spendibile esclusivamente per l’acquisto di beni e servizi presso gli esercizi commerciali aderenti siti nel territorio del Comune medesimo. Descritto il contenuto del progetto e analizzati brevemente i vantaggi che, in generale, l’utilizzo di una moneta locale può portare all’economia del territorio a cui si riferisce, l’Autore prende in esame gli effetti positivi in termini di integrazione che possono derivare dall’utilizzo di quel tipo di valuta per pagare l’indennità di tirocinio al migrante, individuando inoltre i margini entro cui ciò è consentito dall’ordinamento giuslavoristico. Sono da ultimo presi in considerazione i possibili canali di raccolta delle risorse necessarie a implementare simili iniziative, prestando anche attenzione all’opportunità di operazioni di crowdfunding civico.

Abstract: In the Italian municipality of San Martino in Rio, Emilia Romagna, was recently presented and approved by the Town Council a project that provides the activation of internships (to be carried out in the municipality itself) with some asylum seekers and beneficiaries of international protection, to whom is acknowledged an allowance in complementary currency (convertible in Euros six months after its issue) which can be spent only to purchase goods and services sold by the local retailers participating in the initiative. After describing the project’s contents and briefly analyzing the benefits that, in general, the use of a local currency can bring to the economy of the area involved, the Author takes into account the positive effects, in terms of integration, that may derive from using this typology of currency to pay the trainee’s allowance, identifying moreover the margins within which labour law allows it. Lastly, conduits for collecting the funds necessary to implement such initiatives are considered, paying special attention to the opportunity of civic crowdfunding’s operations.

La fin du délit de solidarité à la française?

di Céline Chassang

 

Abstract: A più riprese la fine del reato di solidarietà è stata annunciata in Francia. L’ultima volta fu nell’estate del 2018, quando il Conseil constitutionnel riconobbe valore costituzionale al principio di fraternità. All’indomani di questa decisione, si trattava dunque di affermare ancora una volta che le persone che forniscono aiuto agli stranieri in situazione irregolare non potevano più essere perseguite penalmente. Questo articolo intende dimostrare che nonostante la decisione del Conseil constitutionnel, il reato di solidarietà non è del tutto sparito dal diritto francese, ma che la sua soppressione sarebbe certamente fattibile.

Abstract: A plusieurs reprises, la fin du délit de solidarité a été annoncée en France. La dernière fois fut à l’été 2018, lorsque le Conseil constitutionnel a reconnu valeur constitutionnelle au principe de fraternité. Au lendemain de cette décision, il s’agissait donc d’affirmer une nouvelle fois que les personnes portant une aide aux étrangers en situation irrégulière ne pouvaient plus être poursuivies pénalement. Cet article permet de montrer qu’en dépit de la décision du Conseil constitutionnel, le délit de solidarité n’a pas totalement disparu du droit français, mais que la suppression de celui-ci est parfaitement envisageable.

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Rubrica di Questione Giustizia & Diritto, Immigrazione e Cittadinanza

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