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Fascicolo n. 1/2026

La cittadinanza al tempo delle migrazioni: oltre lo ius sanguinis, ma con ragionevolezza

di Elisa Cavasino

Abstract: L’articolo discute la necessità di ricercare un equilibrio ragionevole fra la centralità storicamente assunta nell’accesso alla cittadinanza italiana dal criterio dello ius sanguinis ed altri criteri volti ad accertare la sussistenza di una relazione fra persona, comunità politica e territorio. Nel disciplinare questa materia, ascritta tradizionalmente all’area della più ampia discrezionalità legislativa, sussistono dei limiti costituzionali (artt. 1 co. 2°, 2, 3, 22, 11 e 117 co. 1° Cost.) ed assumono crescente rilievo il diritto UE e CEDU. Lo studio analizza la l. n. 91 del 1992 ed i fenomeni che conducono a ritenere che sia necessaria una riforma che adegui al contesto attuale regole pensate prima dell’introduzione della cittadinanza dell’UE; del manifestarsi di importanti flussi migratori e dell’estensione del diritto costituzionale di voto agli italiani residenti all’estero. La disciplina italiana non ha compiutamente recepito l’effetto della trasformazione della cittadinanza nazionale in uno status giuridico potenziato prodotto dalla disciplina della cittadinanza dell’UE ed in uno status che non può avere carattere discriminatorio, essendo strumento per integrare il singolo in una comunità politica organizzata in forma democratica. Ci si sofferma infine sull’irragionevolezza del d.l. n. 35 del 2025 che introduce una ipotesi di deprivazione di massa della cittadinanza con norme retroattive di difficile compatibilità con il quadro delle norme costituzionali, UE ed internazionali.

Abstract: The article discusses the need to seek a reasonable balance between the historical centrality of ius sanguinis and other criteria aimed at ascertaining the existence of a relationship between the individual, the political community and the territory. It highlights the growing importance of EU law and the ECHR in matters of deprivation of citizenship and, more recently, also of acquisition. In regulating access to citizenship, a matter traditionally attributed to the area of broader legislative discretion, there are constitutional limits (Articles 1(2), 2, 3, 22, 11 and 117(1) of the Constitution). It is therefore examined Law No. 91 of 1992 and the phenomena that lead to believe that a reform is necessary to adapt the rules, which were conceived before the introduction of EU citizenship, the emergence of significant migratory flows and the extension of the constitutional right to vote to Italians residing abroad. Italian legislation has not fully incorporated the effect of the transformation of national citizenship into an enhanced legal status produced by EU citizenship and into a status that cannot be discriminatory, as it is a tool for integrating individuals into a democratic political community. Finally, there is a focus on the unreasonableness of the reform of the ius sanguinis referred to in Decree Law No. 35 of 2025, which introduces a scenario of mass deprivation of Italian citizenship that is difficult to reconcile with the framework of constitutional, EU and international norms.

L’esecuzione penale dello straniero tra funzione rieducativa della pena e norme sull’espulsione dal territorio nazionale

di Elena Fiorini

Abstract: La funzione rieducativa della pena, l’unica ad essere espressamente consacrata dal dettato costituzionale, coesiste, per il cittadino straniero, con l’indirizzo, espresso da numerose disposizioni normative, verso il suo allontanamento dall’Italia. È possibile un comportamento coerente degli operatori della giustizia a fronte di tensioni apparentemente antitetiche? Quanto un eventuale esito espulsivo pregiudica le opportunità trattamentali? Quale l’atteggiamento corretto e le buone prassi di coloro che si occupano di esecuzione penale? Dal Regno Unito un interessante esempio di come gli operatori possano essere supportati nell’affrontare la complessità del mandato rieducativo nei confronti dello straniero, tema oggetto di attenzione in ambito internazionale.

Abstract: The rehabilitative function of punishment, the only one explicitly enshrined in the Italian Constitution, coexists, in the case of foreign nationals, with a legislative orientation that frequently points toward their removal from national territory. This dual framework poses a series of tensions and practical dilemmas for those involved in the administration of justice. Can judicial and correctional authorities maintain a coherent approach in the face of such apparently conflicting imperatives? To what extent does the prospect of deportation undermine the effectiveness of rehabilitative and reintegration programmes? What attitudes and professional practices should guide those responsible for the execution of criminal sentences in such a complex normative and ethical context? Finally, drawing on a case study from the United Kingdom, this article explores how practitioners may be supported in addressing the complexity of the rehabilitative mandate in relation to foreign nationals, an issue that has increasingly attracted attention in the international legal and criminological debate.

Riflessioni sul diritto al lavoro dello straniero nel quadro delle politiche migratorie

di Silvia Magagnoli

Abstract: Il presente saggio si propone di analizzare i limiti al diritto al lavoro, quale diritto di scegliere liberamente l’occupazione desiderata, che la disciplina dell’immigrazione economica pone allo straniero. In particolare, si indaga la peculiare posizione di interesse legittimo del migrante volontario, secondo la quale possono essere autorizzate alcune restrizioni alla sua libertà di lavorare quando finalizzate alla realizzazione di interessi pubblici sottesi alla regolazione dei flussi migratori. Tale indagine si esplica non solo nella fase di ingresso dello straniero, ma anche durante la sua permanenza, dove le limitazioni al diritto al lavoro appaiono ancora meno giustificabili. Infine, il saggio esamina le disposizioni di recente adottate dal d.l. n. 145/2024, e confermate per gli anni 2026 a 2028 dal d.l. n. 145/2025, che pongono particolare restrizioni alla libertà di lavoro dello straniero impiegato nel settore sanitario e socio-assistenziale e che saranno valutate alla luce della direttiva (UE) 2024/1233.

Abstract: This paper aims to analyze the limitations on the right to work, understood as the right to freely choose one’s desired occupation, that labour migration law imposes on third country nationals. In particular, it examines the distinctive legal position of the migrant worker, characterized as a legitimate interest, according to which certain restrictions on the freedom to work may be authorized when they serve public interests underlying the regulation of migration flows. This research concerns not only the phase of entry into the host country, but also the period of residence, during which limitations on the right to work appear even less justifiable. Finally, the paper addresses the provisions recently introduced by Decree-Law No. 145/2024 and confirmed for the years 2026 to 2028 by Decree- Law No. 145/2025, which impose specific restrictions on the freedom to work of third country nationals employed in the healthcare and social care sectors. These measures will be assessed in light of Directive (EU) 2024/1233.

Corpi mobili, diritti invisibili: donne migranti e salute riproduttiva all’epicentro delle tragic choices

di Stefania Parisi

Abstract: Il saggio analizza, in prospettiva costituzionalistica, il tema della salute riproduttiva delle donne migranti, assumendolo come banco di prova della tenuta dell’universalismo delle cure e del costituzionalismo sociale. L’intreccio tra genere, status migratorio e vulnerabilità socio-giuridica produce forme di discriminazione intersezionale che incidono sull’effettività del diritto alla salute, in particolare nei confronti delle donne prive di regolare titolo di soggiorno. Dopo aver ricostruito il quadro costituzionale e giurisprudenziale del diritto alla salute e dei diritti riproduttivi, il contributo si sofferma sull’ambiguità della nozione di “essenzialità” delle cure, distinguendo tra contenuto essenziale del diritto, livelli essenziali delle prestazioni e cure urgenti ed essenziali ex art. 35, co. 3, TUI. Pur in presenza di un assetto normativo e giurisprudenziale apparentemente garantista, emerge un punto cieco del diritto: molte situazioni di esclusione restano confinate nelle prassi amministrative e sanitarie e non raggiungono le sedi giurisdizionali. Il corpo della donna migrante diviene così oggetto di una discrezionalità diffusa e opaca, che si traduce in una forma di governo dei corpi. Il saggio propone alcuni strumenti per restituire visibilità ai diritti invisibili delle donne migranti in condizione di irregolarità, interrogando scelte legislative e amministrative, in una con il ruolo delle Corti e rilanciando, così, una concezione sostanziale dell’eguaglianza.

Abstract: The article examines migrant women’s reproductive health from a constitutional law perspective, treating it as a test case for the resilience of the universality of healthcare and of social constitutionalism. The intersection of gender, migration status and socio-legal vulnerability generates forms of intersectional discrimination that affect the effective enjoyment of the right to health, particularly for women lacking a regular residence status. After reconstructing the constitutional and case-law framework of the right to health and reproductive rights, the contribution focuses on the ambiguity of the notion of the “essentiality” of healthcare, distinguishing between the essential core of the right, the essential levels of services, and the urgent and essential care provided under Article 35(3) of the Italian Consolidated Immigration Act. Despite an apparently rights-protective normative and jurisprudential framework, a blind spot of the law emerges: many situations of exclusion remain confined to administrative and healthcare practices and do not reach judicial arenas. Migrant women’s bodies thus become the object of diffuse and opaque discretion, which translates into a form of governance of bodies. The article proposes a set of tools to restore visibility to the invisible rights of undocumented migrant women, by questioning legislative and administrative choices, together with the role of the courts, and by reaffirming a substantive conception of equality.

La mancata cooperazione dell’Italia nel caso Almasri davanti alla Corte penale internazionale: tra obblighi internazionali e responsabilità per crimini contro i migranti in Libia

di Chantal Meloni e Maria Crippa

Abstract: Con la decisione del 17 ottobre 2025, la Camera preliminare I della Corte penale internazionale ha accertato la violazione, da parte dell’Italia, degli obblighi di cooperazione previsti dallo Statuto di Roma a seguito della mancata consegna alla Corte di Osama Elmasry Njeem (Almasri), ricercato per crimini internazionali. Dopo aver ricostruito gli elementi essenziali della vicenda, scaturita nella scarcerazione e il rimpatrio in Libia, il lavoro colloca la vicenda nel più ampio contesto delle indagini della Cpi in Libia, con particolare riferimento ai crimini contro detenuti, migranti e rifugiati. Sono quindi esaminate le questioni giuridiche sollevate dalla decisione italiana di non eseguire la richiesta della Corte, con attenzione all’interpretazione della legge di cooperazione n. 237/2012 e alle conseguenze sul piano interno, tra cui il coinvolgimento del Tribunale dei Ministri e il diniego dell’autorizzazione a procedere nei confronti di alcuni membri del Governo. L’analisi si concentra poi sulle responsabilità internazionali dell’Italia per la violazione degli obblighi di cooperazione anche in relazione a un procedimento pendente dinanzi alla Corte EDU, nonchè alla luce dell’ordinanza di rimessione della Corte d’appello di Roma sulla possibile illegittimità costituzionale della normativa. Infine, il contributo offre alcune riflessioni sulle connivenze a livello europeo con le politiche illegali delle autorità libiche.

Abstract: By the decision adopted on 17 October 2025 the Pre-Trial Chamber I of the International Criminal Court, has found that Italy had violated its obligations of cooperation under the Rome Statute following its failure to surrender to the Court Osama Elmasry Njeem (Almasri), who was wanted for international crimes. After reconstructing the events that led to Almasri’s release and return to Libya, the paper places the case within the broader context of the ICC’s investigations in Libya, with particular reference to crimes committed against detainees, migrants and refugees. The legal issues raised by the Italian authorities’ decision not to comply with the Court’s request are examined, focusing on the interpretation of cooperation Law No. 237/2012 and the consequences that followed, including the involvement of the Tribunal of Ministers and the refusal to authorize proceedings against members of the government. The analysis subsequently addresses the international responsibility of Italy also in light of the referral of the State to the Assembly of States Parties to the ICC, a pending case before the ECHR, and the referral order issued by the Rome Court of Appeal concerning the possible unconstitutionality of the relevant national legislation. Finally, the article offers some reflections on the forms of complicity at the European level with the unlawful policies pursued by the Libyan authorities.

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Rubrica di Questione Giustizia & Diritto, Immigrazione e Cittadinanza

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