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Fascicolo n.2/2018

Gli hotspot come chimera. Una prima fenomenologia dei punti di crisi alla luce del diritto costituzionale

di Marco Benvenuti

 

Abstract: Il contributo intende affrontare uno dei temi più attuali emersi nel corso della recente crisi migratoria, dato dalla strategia dei punti di crisi. Questi ultimi si caratterizzano, al tempo stesso, per essere un’operazione, una situazione, un metodo e una struttura e per essere stati previsti dall’Unione europea al fine di differenziare gli stranieri sin dal momento del loro sbarco in Italia. I punti di crisi, tuttavia, pongono significativi problemi di ordine giuridico sia sul piano delle relazioni tra l’Italia e l’Unione europea in materia di immigrazione, sia sul tema dei diritti costituzionali degli stranieri che vi vengono convogliati. Quanto al primo profilo, i punti di crisi si inseriscono a pieno titolo nella fase attuale del processo di integrazione europea, caratterizzata, quale sua cifra distintiva, dal segno della condizionalità. Quanto alla seconda questione, l’attuale configurazione giuridica dei punti di crisi appare complessivamente insoddisfacente e, comunque, insuscettibile di comportare qualunque forma di trattenimento e di uso della forza nel rilevamento delle impronte digitali degli stranieri ivi presenti.

Abstract: The contribution aims to tackle one of the most current issues that emerged during the recent migration crisis, i.e. the hotspot strategy. Hotspots are characterized, at the same time, as an operation, a situation, a method and a structure; they have been provided for the European Union in order to differentiate foreigners from the moment of their landing in Italy. Hotspots, however, pose significant legal problems both in terms of relations between Italy and the European Union in the immigration field and in terms of the respect of constitutional rights of foreigners who are sent there. As for the first profile, hotspots are a distinguishing element of the current phase of the process of European integration, which is characterized by the mark of conditionality as a distinctive feature of the relationship between the state order and the supranational order. As for the second question, the hotspots’ current legal framework appears to be generally unsatisfactory and, in any case, unable to involve any form of detention and use of force in the detection of fingerprints of foreigners present there.

Vie di accesso legale alla protezione internazionale nell’Unione europea: iniziative e (insufficienti) risultati nella politica europea di asilo

di Francesco Luigi Gatta

 

Abstract: Nel contesto dell’attuale dibattito sulle strategie e sulle misure da adottare per una gestione efficace dei flussi migratori, il tema delle vie di accesso legale alla protezione internazionale sta rivestendo crescente attenzione nell’Unione europea. Tuttavia, nonostante le varie iniziative e le discussioni sul punto, i risultati concretamente raggiunti appaiono ancora ampiamenti insufficienti. Gli Stati membri, infatti, si dimostrano nettamente più interessati ad altri profili di politica migratoria, quali la sicurezza interna, la sorveglianza delle frontiere e il rafforzamento del controllo dei confini, con la conseguenza che le opzioni di mobilità legale e sicura a disposizione dei richiedenti protezione internazionale restano ancora estremamente limitate. Tuttavia, pur nella scarsità dei risultati ad oggi ottenuti, l’Unione europea ha comunque posto in essere dei tentativi di apertura di canali legali per accedere alla protezione come, in particolare, il reinsediamento, i Programmi di Sviluppo e Protezione Regionale e i visti umanitari. Nella situazione attuale, l’offerta di opzioni legali di accesso alla protezione resta per lo più affidata ad altri contesti come, in particolare, quello dei singoli Stati membri e delle iniziative dagli stessi individualmente predisposte. In questo senso, i corridoi umanitari attivati dall’Italia e il programma di ammissione umanitaria a favore dei siriani organizzato dall’Irlanda offrono esempi significativi.

Abstract: In the framework of the current debate about the strategies and measures to be adopted in order to effectively deal with the migratory flows, the topic of legal avenues to access international protection is increasingly gaining prominence within the European Union. However, despite several initiatives and discussions, the results in practice appear to be still largely insufficient. Member States, indeed, have proven to be more focused on other aspects of the migration policy, such as internal security, borders surveillance and enhanced controls, with the result that international protection seekers have very few legal and safe mobility options at their disposal. However, although, to date, results are really poor, the European Union has attempted to implement different legal channels for protection purposes, such as resettlement, Regional Development and Protection Programmes and humanitarian visas. In the current situation, the availability of legal mobility options for protection seekers remains connected with other contexts, as, in particular, the one of the Member States and their individual initiatives. Italy’s humanitarian corridors and Ireland’s humanitarian admission programme for Syrians are significant examples in this sense.

L’inefficacia delle politiche umanitarie di rimozione degli “effetti collaterali” nell’ambito dell’esternalizzazione con particolare attenzione al resettlement. La necessità di vie legali effettive e vincolanti

di Cristina Laura Cecchini, Giulia Crescini e Salvatore Fachile

 

Abstract: Gli Stati membri e l’Unione europea, in risposta al crescente fenomeno migratorio degli ultimi anni, hanno agito esternalizzando le frontiere esterne dell’UE, delegando a Paesi terzi ed Agenzie internazionali le azioni di controllo della frontiera e di esame delle domande di protezione. Il blocco del passaggio ha inevitabilmente comportato, da un lato, il drastico calo delle partenze via mare e, dall’altro, un serio deterioramento delle condizioni dei migranti ed una grave violazione dei diritti umani. Tali “effetti collaterali” vorrebbero essere controllati mediante l’intervento delle organizzazioni internazionali che dovrebbero apprestare meccanismi di tutela e di miglioramento delle condizioni di vita. Il presente elaborato previa enunciazione e analisi critica dei concetti giuridici e delle azioni di cui sopra, approfondisce il rapporto tra diritti inviolabili degli esseri umani e poteri delle autorità statali con particolare attenzione alla giurisprudenza della Corte EDU. Si pone, infine, il quesito fondamentale su quali possano essere le effettive soluzioni miranti alla salvaguardia dei diritti umani di chiunque intenda avanzare domanda di protezione internazionale in maniera effettiva e senza pregiudizio alcuno delle garanzie processuali e sostanziali e, soprattutto, mediante canali legali, strutturati ed organizzati.
 
Abstract: In response to the recent massive migration flows, the European Union and the Member States externalised their external borders, outsourcing border control and international protection application review to Third Countries and International Agencies. It inevitably led to a remarkable decrease of departures by sea and it caused deterioration of the migrants’ living condition and serious violation of their human rights. Such “side-effects” should be managed by International Organisations with protection mechanisms and improvement of standards of living. The paper focuses on the relation between the inviolability of human rights and the power of state authorities, as well as on the case law of the European Court of Human Rights in Strasbourg. Finally, the article tries to analyse practical solutions to guarantee human rights protection of international protection applicants, without affecting procedural or substantial guarantees, with legal and organised corridors.

Immigrazione irregolare e tutela dei diritti: il caso australiano degli offshore detention centers

di Davide Bacis

 

Abstract: I fenomeni migratori di massa, che hanno segnato il secolo scorso e quello corrente, hanno spinto i Legislatori nazionali a doversi confrontare con una sfida epocale. Diverse sono state le misure adottate per gestire quella che è stata percepita come una vera e propria emergenza. Tuttavia, a fronte di flussi migratori massicci, le soluzioni prescelte non sono sempre state tra le più efficaci. Proprio questa è la ragione che porta il presente lavoro a guardare all’Australia con particolare attenzione. Il Commonwealth, infatti, sembrerebbe aver trovato la soluzione più efficace al problema degli sbarchi irregolari. Questa però, a seguito di una più attenta analisi focalizzata non solo sul dato pratico, bensì anche sui profili più prettamente costituzionali, si è dimostrata efficace, ma a grave scapito della tutela dei diritti fondamentali dell’individuo. Il sistema australiano della Pacific Solution presenta forti criticità e gravi dubbi di legittimità costituzionale. Ciononostante, pur sottoposta al vaglio della High Court in diverse circostanze l’approccio eccessivamente formale e deferente dei giudici ha portato al rigetto delle istanze sollevate. Questo articolo ha il fine di dimostrare che l’approccio del Legislatore e dei giudici australiani, sembra agevolmente assimilabile a quello delle c.d. democrazie mature nella risoluzione delle emergenze, in cui la sicurezza e l’incolumità pubblica prevalgono sempre sul rispetto dei diritti fondamentali.

Abstract: National Legislators have been faced with an epochal challenge posed by the mass phenomenon of immigration, which has characterized both the current and the previous centuries. Parliaments have adopted a variety of measures to deal with what has been perceived as an emergency. Nonetheless, said measures have proved to be ineffective. This is the reason that lies underneath the choice of focusing with peculiar attention to Australia. As a matter of fact, the Australian Commonwealth appears to have found the most efficient solution to the issue at hand. However, following a more attentive analysis that takes into due consideration the substantial and constitutional aspects of the matter, rather than the pragmatic ones, the aforementioned solution is efficient, but to the detriment of fundamental rights. The Australian system, the so called Pacific Solution, suffers from grave criticalities. As a consequence, the legislation has been reviewed by the High Court in multiple occasions. Nonetheless, the Court has adopted a formal and deferent approach, thus saving the illegitimate dispositions. This paper’s objective is to show how the Australian Legislator and the High Court have maintained an approach easily comparable to that of the so called mature democracies when facing emergencies, where national security and public safety always prevail on fundamental rights.

L’esclusione per non meritevolezza, i motivi di sicurezza e di pericolo, il principio di non refoulement e il permesso di soggiorno per motivi umanitari

di Patrizia Papa

 

Abstract: Le cosiddette cause di esclusione «per non meritevolezza» sono un punto critico nell’istituto della protezione internazionale: non ha diritto alla protezione chi ha compiuto atti brutali o crimini particolarmente gravi o rappresenti un pericolo per la sicurezza dello Stato o l’ordine interno ma, in ogni caso, come esplicitamente ha sancito l’art. 19 della Carta di Nizza, nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti. Quest’analisi propone alcuni spunti di riflessione sui principi e sulle norme regolatrici di questa contrapposizione dialettica tra salvaguardia del sistema di protezione da un lato e del diritto dell’individuo dall’altro.

Abstract: The exclusion clauses depending on underserving international protection are a critical issue in the asylum system: certain acts are so grave that they make their perpetrators undeserving of international protection as refugees; in any case, as explicitly stated in art. 19 of the EUCharter, no one can be removed, expelled or extradited to a State in which there is a serious risk of being subjected to the death penalty, torture or other inhuman or degrading treatment or punishment. This analysis proposes some thoughts for reflection on the principles and rules regulating this dialectical opposition between, on one hand, safeguarding the international protection system and the Individual’s right on the other.

La salute psichica e il lavoro terapeutico con i rifugiati e i richiedenti asilo con gravi esperienze traumatiche

di Paola Castelli Gattinara e Antonio Onofri

 

Abstract: Gli autori descrivono gli effetti conosciuti della migrazione forzata sulla salute mentale, in particolare il Disturbo da Stress Post-Traumatico e la sintomatologia conseguente a condizioni di stress cronico. Tra queste ultime, vengono citate le esperienze di tortura come esempio di stress estremo, insieme alle reazioni innescate dai sistemi neurofisiologici di difesa, secondo la Teoria Polivagale di S. Porges (2011). Vengono quindi forniti alcuni principi fondamentali per la terapia degli stati post-traumatici e in particolare per la presa in carico dei rifugiati e richiedenti asilo traumatizzati. Gli autori concludono il loro lavoro ricordando l’importanza di una attenzione allo stato emotivo degli operatori coinvolti, per evitare il rischio di burn out e traumatizzazione vicaria.

Abstract: The authors describe the known effects of forced migration on mental health, in particular Post-Traumatic Stress Disorder and the symptoms deriving from chronic stress. Among these, the authors mention torture as an example of extreme stress, together with the reactions that are triggered by the neurophysiological defense systems, according to the Polyvagal Theory of S Porges (2011). The paper then provides some fundamental principles for the treatment of post-traumatic conditions and specifically for traumatized refugees and asylum seekers. The authors conclude their work by reminding the importance of monitoring the emotional state of the involved operators, in order to prevent burn out and vicarious trauma.

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