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Fascicolo n.1/2022

«Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti» I diritti umani fondamentali alla prova delle frontiere interne ed esterne dell’Unione europea

di Matteo Astuti, Caterina Bove, Anna Brambilla, Amarilda Lici, Erminia S. Rizzi, Ulrich Stege e Ivana Stojanova

 

Abstract: L’articolo fornisce un’analisi delle prassi, delle violazioni e dei meccanismi impiegati per il controllo delle frontiere e dei movimenti migratori in alcune aree interessate dagli arrivi provenienti dalla c.d. Rotta Balcanica, con un’attenzione prevalente per i confini interni. Il ripristino dei controlli di frontiera, l’uso degli accordi di riammissione bilaterale e di cooperazione di polizia incidono sui diritti fondamentali dei migranti. Lo svolgimento di controlli in aree remote, spesso anche molto lontane dalle frontiere, espone i migranti a violenze ed abusi sistematici. I meccanismi di monitoraggio esistenti e quelli in corso di definizione sollevano numerosi dubbi in termini di effettività e di indipendenza; queste iniziative infatti rischiano di rivelarsi strumenti più idonei a fornire apparente legittimazione alle condotte illegittime piuttosto che strumenti di contrasto delle medesime, confermando la percezione che la tutela dei diritti umani non sembra essere al centro delle spinte evolutive che interessano il sistema Schengen. Una riflessione conclusiva è stata dedicata alla proposta di riforma del codice frontiere Schengen che potrebbe avere un effetto dirompente soprattutto per quanto riguarda il confine italo-sloveno e i porti adriatici.

Abstract: The article provides an analysis of the practices, violations and mechanisms implemented to control borders and migratory movements in areas affected by arrivals from the so-called Balkan Route, with a predominant focus on internal EU borders. The reintroduction of border controls, the use of bilateral readmission agreements and police cooperation affects the fundamental rights of migrants. Conducting controls in remote areas, often far from borders, exposes migrants to systematic violence and abuse. The existing monitoring mechanisms and those in the process of being defined raise many doubts in terms of effectiveness and independency. In fact, these initiatives are apparently tools aimed at providing legitimacy to illegitimate conducts rather than tools to combat them, confirming the perception that the protection of human rights does not seem to be at the heart of the concerns of the Schengen System. A final consideration was dedicated to the proposed reform of the Schengen borders code, which could have a disruptive effect especially as regards the Italian-Slovenian border and the Adriatic ports.

Accordi di soft law in materia di rimpatri: carta bianca per le istituzioni UE?

di Caterina Molinari

 

Abstract: La soft law sta prendendo piede rapidamente in diversi settori di azione dell’Unione, tra cui la gestione della migrazione esterna. Gli accordi di soft law in materia di migrazione sostenuti dall’UE o, più spesso, conclusi direttamente a livello dell’UE si sono moltiplicati negli ultimi anni. Da questo fenomeno derivano numerose conseguenze dal punto di vista costituzionale, oggetto di intenso dibattito da parte della dottrina. Il presente saggio fornisce un contributo a tale dibattito, sviluppando due considerazioni tra loro correlate. In primo luogo, si ipotizza che la giustificazione a sostegno del ricorso ad accordi di soft law nel settore della riammissione sia stata sinora unicamente l’elusione delle garanzie costituzionali, diventata ormai un fine a sé in quest’ambito. In secondo luogo, si sostiene che, sebbene alcuni vincoli costituzionali possano effettivamente venir meno ricorrendo ad accordi di soft law, altri debbano necessariamente restare operanti per impedire che i poteri pubblici siano esercitati arbitrariamente. Essenziale in tal senso è il rispetto del principio dell’equilibrio istituzionale.

Abstract: Soft law has been growing rapidly in different spheres of Union action, including external migration management. Soft migration deals backed by the EU or, more frequently, directly concluded at the EU level have multiplied in recent years. This raises several constitutional issues, which have formed the object of a rich academic debate. This article contributes to the debate by developing two related considerations. First, it argues that the justification behind the use of soft deals in the field of readmission has so far been the sheer side-stepping of constitutional guarantees, which has become, in this field, an end in itself. Secondly, it asserts that, even if certain constitutional constraints can arguably be side-lined through the use of soft deals, others must necessarily remain operative to guarantee that public powers are not used arbitrarily. The principle of institutional balance has a crucial role to play in this respect.

La detenzione degli stranieri tra “restrizione” e “privazione” di libertà: la CEDU alla ricerca di Godot

di Lorenzo Bernardini

 

Abstract: L’applicazione amministrativa di misure detentive nei confronti degli stranieri è una tecnica legale largamente adoperata dagli Stati europei per gestire i fenomeni migratori, esercitando così il proprio potere sovrano di controllo del territorio. Tali misure comprimono pesantemente il diritto alla libertà ex art. 5 CEDU di cui tutti sono beneficiari. Le numerose garanzie CEDU previste a vantaggio del prigioniero (ad es. il diritto di habeas corpus) vengono attivate solamente quando la persona coinvolta è privata – e non semplicemente ristretta – della propria libertà personale. Così, a partire da Engel e altri e Guzzardi, la Corte di Strasburgo ha tentato di elaborare un sistema di criteri per operare questa complessa distinzione, proponendo di considerare una serie di fattori da adattare in casu. Tale approccio è stato tuttavia rivisto dalla medesima Corte in anni più recenti, quando una diversa griglia valutativa è stata proposta, con riferimento specifico ai soli migranti in detenzione amministrativa. Invero, la direzione così intrapresa negli ultimi tempi dalla Corte EDU nei confronti dei soli stranieri detenuti rischia di porsi in aperto contrasto con la natura universale del diritto alla libertà. Così, il recupero dei criteri Guzzardi anche ai casi di detenzione amministrativa dei migranti potrebbe evitare un accertamento differenziato dell’applicabilità dell’art. 5 CEDU nei loro confronti.

Abstract: Administrative detention measures vis-à-vis TCNs are legal tools widely applied by EU Member States to manage migration phenomena by exercising their sovereign power to control their territory. Indeed, these measures heavily compress the right to personal liberty enshrined in Article 5 ECHR of which everyone is entitled. The various ECHR guarantees provided for the detainee (e.g., the right to have lawfulness of detention speedily examined by a court) are triggered only when the latter is deprived – and not simply restricted – of his/her personal freedom. Thus, starting with Engel and Others and Guzzardi, the ECtHR has attempted to develop a system of criteria to distinguish those two circumstances, proposing to consider several factors to be adapted in casu. Yet, this approach has been partly overruled by the ECtHR in more recent years, when a different evaluation grid was built up with specific reference to migrants only. Indeed, the direction taken in recent times by the Strasbourg Court vis-à-vis TCNs placed in immigration detention risks being in open contrast with the universal nature of the right to liberty as enshrined in Article 5 ECHR. Conversely, a revival of the criteria established in Guzzardi also to cases of administrative detention of migrants could avoid a nuanced assessment over the applicability of Article 5 ECHR to them.

La protezione umanitaria tra passato e futuro

di Giacomo Travaglino

 

Abstract: Lo scritto ripercorre diacronicamente le tappe, normative e giurisprudenziali, della protezione umanitaria, originariamente disciplinata dal d.lgs. 286/1998 e poi modificata nel 2018 e nel 2020, proponendo un’ipotesi di ricostruzione sistematica della nuova normativa, interpretata alla luce dei principi costituzionali secondo il metodo della cd. Drittwirkung, per poi concludersi con una breve disamina della sentenza n. 13/2022 della Corte costituzionale sull’obbligo di certificazione, per il difensore del richiedente asilo, della data di rilascio della procura speciale ad litem nel giudizio di Cassazione.

Abstract: The writing goes over again in a diachronic way the legislative and jurisprudential steps of humanitarian protection, originally disciplined by d.lgs. 286/1998 and then modified in 2018 and 2020, suggesting an hypothesis of a systematic reconstruction of the new legislation, interpreted following the constitutional principles according to the method of the so-called Drittwirkung. It comes to an end with a short examination of the judgment n. 13/2022 of constitutional Court about certification obligation of release date of special power of attorney ad litem in the judgment of the Supreme Court, for the defender of the asylum seeker.

Riparto di giurisdizione e immigrazione: note critiche sul “nomadismo giurisdizionale”

di Giuseppe Tropea

 

Abstract: Il saggio è dedicato ai molteplici problemi che sussistono in tema di riparto di giurisdizione nell’ambito della tutela del migrante. Tali questioni, che riflettono problemi teorici più generali come quello dell’indegradabilità del diritto fondamentale o della distinzione tra atto discrezionale ed atto vincolato, condizionano la qualità e l’effettività della tutela del migrante, provocando ulteriore incertezza. Si ritiene che in tale contesto il giudice amministrativo debba recuperare un ruolo fondamentale, non solo e non tanto per la ricchezza dei suoi poteri decisori e per l’ormai accettato principio di atipicità delle azioni dinnanzi a lui esperibili, ma ancor prima per la peculiare capacità di indagare la razionalità intrinseca delle scelte selettive, che sono quelle in cui, in una società di crescenti bisogni e non infinite risorse economiche, si misura l’effettività della situazione giuridica del migrante.

Abstract: The essay is addressed to the multiple problems that exist in terms of the division of jurisdiction in the area of migrant protection. These issues, that deal on a general level on theoretical problems such as the indegradability of the fundamental right or of the distinction between a discretionary act and a bound act, impact the quality and effectiveness of the migrant’s protection, causing further uncertainty. We believe that in this context the administrative judge must play a fundamental role, not only for the complexity of his decision-making powers and for the principle of atypicality of the actions available prior to him, but mostly because of the peculiar capacity to investigate the intrinsic rationality of selective choices, which are those of a very demanding society but with limited economic resources and where the juridical situation of the migrant is assesed.

Dubito, ergo iudico. Le modalità di accertamento dell’età dei minori stranieri non accompagnati in Italia

di Marco Benvenuti

 

Abstract: Il presente lavoro ripercorre le tre tappe più significative, in ordine di tempo, della progressiva definizione in Italia di modalità di accertamento dell’età dei minori stranieri non accompagnati, segnatamente quelle contenute nel d.lgs. n. 24/2014 e nel d.p.c.m. n. 234/2016 e relative ai minori non accompagnati vittime di tratta, quelle recate nella l. n. 47/2017 e applicabili ai minori stranieri non accompagnati in quanto tali, nonché, da ultimo, quelle esplicitate nel Protocollo multidisciplinare per la determinazione dell’età dei minori stranieri non accompagnati del 2020. L’analisi mette in luce, ad un tempo, l’apprezzabile percorso legislativo intrapreso, a fronte di una tradizionale carenza normativa in materia, ma anche le perduranti lacune e le persistenti sovrapposizioni che tuttora caratterizzano la disciplina in esame. Più di tutto, però, al tema affrontato nello scritto fa da sfondo una dialettica irrisolta tra il diritto e la medicina, con il primo che pretende dalla seconda quelle certezze che quest’ultima non è in grado di dare.

Abstract: This article retraces the three most significant stages, in order of time, of the progressive definition in Italy of methods for verifying the age of unaccompanied foreign minors, in particular those provided for in the Legislative Decree No. 24/2014 and in the Decree of the President of the Council of Ministers No. 234/2016 and relating to unaccompanied minors victims of trafficking, those referred to in the Law No. 47/2017 and applicable to unaccompanied foreign minors as such, and, finally, those specified in the Multidisciplinary Protocol for the Determination of the Age of Unaccompanied Foreign Minors of 2020. The analysis highlights the appreciable legislative path undertaken, in the context of a traditional lack of legislation on the subject, but, at the same time, reveals the persistent gaps and overlaps that still characterize such legislation. Most of all, however, in the background to the theme addressed in the paper is an unresolved dialectic between law and medicine, with the former demanding from the latter certainties that it is unable to provide.

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Rubrica di Questione Giustizia & Diritto, Immigrazione e Cittadinanza

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