di Stefania Parisi
Abstract: Il saggio analizza, in prospettiva costituzionalistica, il tema della salute riproduttiva delle donne migranti, assumendolo come banco di prova della tenuta dell’universalismo delle cure e del costituzionalismo sociale. L’intreccio tra genere, status migratorio e vulnerabilità socio-giuridica produce forme di discriminazione intersezionale che incidono sull’effettività del diritto alla salute, in particolare nei confronti delle donne prive di regolare titolo di soggiorno. Dopo aver ricostruito il quadro costituzionale e giurisprudenziale del diritto alla salute e dei diritti riproduttivi, il contributo si sofferma sull’ambiguità della nozione di “essenzialità” delle cure, distinguendo tra contenuto essenziale del diritto, livelli essenziali delle prestazioni e cure urgenti ed essenziali ex art. 35, co. 3, TUI. Pur in presenza di un assetto normativo e giurisprudenziale apparentemente garantista, emerge un punto cieco del diritto: molte situazioni di esclusione restano confinate nelle prassi amministrative e sanitarie e non raggiungono le sedi giurisdizionali. Il corpo della donna migrante diviene così oggetto di una discrezionalità diffusa e opaca, che si traduce in una forma di governo dei corpi. Il saggio propone alcuni strumenti per restituire visibilità ai diritti invisibili delle donne migranti in condizione di irregolarità, interrogando scelte legislative e amministrative, in una con il ruolo delle Corti e rilanciando, così, una concezione sostanziale dell’eguaglianza.
Abstract: The article examines migrant women’s reproductive health from a constitutional law perspective, treating it as a test case for the resilience of the universality of healthcare and of social constitutionalism. The intersection of gender, migration status and socio-legal vulnerability generates forms of intersectional discrimination that affect the effective enjoyment of the right to health, particularly for women lacking a regular residence status. After reconstructing the constitutional and case-law framework of the right to health and reproductive rights, the contribution focuses on the ambiguity of the notion of the “essentiality” of healthcare, distinguishing between the essential core of the right, the essential levels of services, and the urgent and essential care provided under Article 35(3) of the Italian Consolidated Immigration Act. Despite an apparently rights-protective normative and jurisprudential framework, a blind spot of the law emerges: many situations of exclusion remain confined to administrative and healthcare practices and do not reach judicial arenas. Migrant women’s bodies thus become the object of diffuse and opaque discretion, which translates into a form of governance of bodies. The article proposes a set of tools to restore visibility to the invisible rights of undocumented migrant women, by questioning legislative and administrative choices, together with the role of the courts, and by reaffirming a substantive conception of equality.
Sito realizzato con il contributo della Fondazione "Carlo Maria Verardi"