di Giuseppe Arconzo e Federica Sammali
Abstract: L’articolo esamina la sent. n. 25 del 2025 della Corte costituzionale, che ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 9.1 della legge n. 91 del 1992 nella parte in cui non prevedeva l’esonero dal requisito linguistico (livello B1) per le persone oggettivamente impossibilitate ad apprenderlo. La decisione si inserisce in un consolidato orientamento della Corte in materia di tutela delle persone con disabilità, ribadendo, al contempo, una concezione inclusiva della cittadinanza. Il contributo analizza il ruolo della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità nel dialogo tra fonti e nella giurisprudenza costituzionale, ricostruisce le incongruenze del quadro normativo interno, anche alla luce di quanto previsto in altre norme dell’ordinamento e esamina la pronuncia anche in una prospettiva comparata europea. Particolare attenzione è dedicata al riconoscimento della situazione censurata come discriminazione indiretta. Il saggio commenta favorevolmente la sentenza che, valorizzando pienamente l’eguaglianza sostanziale, rimuove un ostacolo normativo che trasformava un requisito di integrazione − quale la conoscenza della lingua − in fattore di esclusione.
Abstract: The article examines Judgment No. 25 of 2025 of the Constitutional Court, which declared unconstitutional Article 9.1 of Law No. 91 of 1992 insofar as it did not provide an exemption from the language requirement (B1 level) for persons objectively unable to acquire it. The decision fits within a well-established line of case law concerning the protection of persons with disabilities, while at the same time reaffirming an inclusive conception of citizenship. The contribution analyses the role of the UN Convention on the Rights of Persons with Disabilities in the dialogue between legal sources and in constitutional jurisprudence, reconstructs the inconsistencies within the domestic legal framework − also in light of provisions contained in other parts of the legal system − and examines the ruling from a comparative European perspective. Particular attention is devoted to the recognition of the challenged provision as a form of indirect discrimination. The article expresses a favourable assessment of the judgment, which, by fully endorsing substantive equality, removes a regulatory obstacle that had transformed a requirement of integration − namely, knowledge of the language − into a factor of exclusion.
Sito realizzato con il contributo della Fondazione "Carlo Maria Verardi"