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Archivio saggi e commenti

Fascicolo 2026/1

La conoscenza della lingua italiana nella legge sulla cittadinanza: l’assenza di deroghe per le persone con disabilità quale discriminazione indiretta e fattore «disabilitante». Nota a Corte cost., sent. n. 25 del 2025

di Giuseppe Arconzo e Federica Sammali

Abstract: L’articolo esamina la sent. n. 25 del 2025 della Corte costituzionale, che ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 9.1 della legge n. 91 del 1992 nella parte in cui non prevedeva l’esonero dal requisito linguistico (livello B1) per le persone oggettivamente impossibilitate ad apprenderlo. La decisione si inserisce in un consolidato orientamento della Corte in materia di tutela delle persone con disabilità, ribadendo, al contempo, una concezione inclusiva della cittadinanza. Il contributo analizza il ruolo della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità nel dialogo tra fonti e nella giurisprudenza costituzionale, ricostruisce le incongruenze del quadro normativo interno, anche alla luce di quanto previsto in altre norme dell’ordinamento e esamina la pronuncia anche in una prospettiva comparata europea. Particolare attenzione è dedicata al riconoscimento della situazione censurata come discriminazione indiretta. Il saggio commenta favorevolmente la sentenza che, valorizzando pienamente l’eguaglianza sostanziale, rimuove un ostacolo normativo che trasformava un requisito di integrazione − quale la conoscenza della lingua − in fattore di esclusione.

Abstract: The article examines Judgment No. 25 of 2025 of the Constitutional Court, which declared unconstitutional Article 9.1 of Law No. 91 of 1992 insofar as it did not provide an exemption from the language requirement (B1 level) for persons objectively unable to acquire it. The decision fits within a well-established line of case law concerning the protection of persons with disabilities, while at the same time reaffirming an inclusive conception of citizenship. The contribution analyses the role of the UN Convention on the Rights of Persons with Disabilities in the dialogue between legal sources and in constitutional jurisprudence, reconstructs the inconsistencies within the domestic legal framework − also in light of provisions contained in other parts of the legal system − and examines the ruling from a comparative European perspective. Particular attention is devoted to the recognition of the challenged provision as a form of indirect discrimination. The article expresses a favourable assessment of the judgment, which, by fully endorsing substantive equality, removes a regulatory obstacle that had transformed a requirement of integration − namely, knowledge of the language − into a factor of exclusion.

Il favoreggiamento dell’immigrazione irregolare sotto la lente della proporzionalità. Nota a Corte di giustizia UE, Grande Sezione, 3 giugno 2025, Kinsa

di Stefano Zirulia

Abstract: Con la sentenza Kinsa, la Grande Camera della Corte di giustizia dell’Unione europea si è pronunciata, per la prima volta, sulla validità e sull’interpretazione, al metro della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, degli obblighi europei di criminalizzazione del favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. La pronuncia trae origine dal rinvio pregiudiziale del Tribunale di Bologna nel procedimento a carico di una richiedente asilo che aveva tentato di fare ingresso in Italia insieme alla figlia e alla nipote minorenni, esibendo documenti contraffatti. La Corte europea ha escluso che l’accompagnamento del minore affidato rientri nella nozione di favoreggiamento di cui all’art. 1 della Direttiva 2002/90/CE, interpretato alla luce del diritto al rispetto della vita familiare, dell’interesse superiore del minore e del diritto d’asilo. La pronuncia ha dunque esteso il sindacato di proporzionalità basato sull’art. 52, par. 1 della Carta alle scelte di criminalizzazione, contestualmente riconoscendo al giudice nazionale il potere di disapplicare la norma penale interna eventualmente contrastante. Il contributo, dopo avere ricostruito il quadro normativo europeo e nazionale relativo al contrasto del favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, illustra le posizioni del giudice rimettente, dell’Avvocato generale e della Corte di giustizia; quindi, analizza le ricadute della sentenza sul caso a quo e sui casi analoghi; infine, si sofferma sulle implicazioni sistematiche del caso Kinsa, anche in prospettiva di riforma del Facilitators package.

Abstract: In Kinsa, the Grand Chamber of the Court of Justice of the European Union ruled, for the first time, on the validity and interpretation – in the light of the Charter of Fundamental Rights of the European Union – of the EU obligations to criminalise the facilitation of irregular immigration. The judgment originated from a request for a preliminary ruling submitted by the Tribunal of Bologna in a criminal proceeding against an asylum seeker who had attempted to enter Italy together with her daughter and minor niece by presenting forged documents. The Court held that the act of accompanying a minor entrusted to one’s care does not fall within the notion of facilitation under Article 1 of Directive 2002/90/EC, as interpreted in the light of the right to respect for family life, the best interests of the child, and the right to asylum. The ruling thus extends proportionality review under Article 52(1) of the Charter to legislative choices of criminalisation, while simultaneously recognising the power of national courts to disapply domestic criminal provisions that are incompatible with the Charter. The paper first reconstructs the European and domestic legal framework on the criminalisation of the facilitation of irregular immigration; it then examines the positions adopted by the referring court, the Advocate General, and the Court of Justice; finally, it analyses the implications of the judgment for the case at hand and for analogous cases, and reflects on its broader systemic significance, including the ongoing reform of the Facilitators Package.

Il Trattato Italia-Libia sul trasferimento delle persone condannate: Road to Nowhere?

di Alessandro Rosanò

Abstract: Il 12 dicembre 2025, è entrato in vigore il Trattato sul trasferimento delle persone condannate a pene privative della libertà personale concluso tra Italia e Libia il 29 settembre 2023. Il contributo analizza tale Trattato alla luce delle tendenze del diritto internazionale e dell’Unione europea in materia di trasferimenti interstatali di detenuti e della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla responsabilità degli Stati per espulsioni verso Stati terzi.

Abstract: On 12 December 2025, the Treaty on the transfer of persons sentenced to custodial penalties concluded between Italy and Libya on 29 September 2023 entered into force. This article analyses that Treaty in the light of the evolving trends of international law and European Union law on the inter-State transfer of prisoners, as well as of the case-law of the European Court of Human Rights concerning the responsibility of States for expulsions to third countries.

La Cassazione interviene sulla protezione speciale. Brevi note alla sentenza Cass., sez. I civ., 10 novembre 2025, n. 29593

di Rossella Ferrara

Abstract: Il contributo analizza la sentenza n. 29593/2025 della Corte di cassazione, resa a seguito di rinvio pregiudiziale ex art. 363-bis c.p.c., concernente la perdurante operatività della tutela della vita privata e familiare nell’ambito della protezione speciale dopo le modifiche introdotte dal d.l. 20/2023. Ricostruendo l’evoluzione della protezione complementare e il dialogo tra giurisprudenza nazionale ed europea, l’articolo esamina il principio di diritto enunciato dalla Corte e ne valuta l’incidenza sistematica, nonché le potenziali ricadute applicative sul piano giurisprudenziale e amministrativo.

Abstract: This article examines the Italian Supreme Court judgment no. 29593/2025, delivered following a preliminary reference under Article 363-bis of the Code of Civil Procedure, concerning the continued applicability of the right to private and family life within the framework of special protection after the 2023 legislative reform. By tracing the evolution of complementary protection and the dialogue between domestic courts and the European Court of Human Rights, the paper analyses the principle of law articulated by the Court and assesses its systemic implications, as well as its potential impact on judicial practice and administrative decision-making.

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Rubrica di Questione Giustizia & Diritto, Immigrazione e Cittadinanza

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