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Archivio saggi e commenti

Fascicolo 2025/2

Detenzione amministrativa dello straniero e accordi di rimpatrio in forma semplificata: tensioni costituzionali a margine di Cass. Civ. Sez. I n. 34599/2024

di Elena Lenzi

Abstract: La sentenza n. 34599/2024 della Corte di cassazione segna una svolta nella disciplina del trattenimento amministrativo ai fini del rimpatrio, poiché attribuisce agli accordi di riammissione conclusi in forma semplificata il rango di fonti di diritto oggettivo, ritenendoli pertanto idonei a legittimare la privazione della libertà personale di persone migranti in posizione irregolare. Muovendo dall’esame congiunto dei due ricorsi proposti da un soggetto trattenuto in un CPR, il contributo ricostruisce il quadro normativo di riferimento e mette in luce le implicazioni sistemiche dell’orientamento inaugurato dalla Suprema Corte, soffermandosi sulle criticità della ripartizione dell’onus probandi, sulle tensioni costituzionali derivanti dalla natura giuridica degli accordi semplificati e sul rischio di erosione delle garanzie di libertà alla luce delle recenti tendenze europee. Il lavoro intende dimostrare come l’utilizzo generalizzato di tali accordi, spesso scarsamente accessibili ed efficaci, finisca per trasformare il trattenimento in uno strumento ordinario di gestione dei flussi migratori, alterando l’equilibrio tra sicurezza e diritti. L’articolo si conclude sostenendo la necessità di una rilettura critica del sistema delle fonti e di un rafforzamento del controllo democratico sulle politiche migratorie per assicurare il rispetto del principio di proporzionalità e la tutela effettiva dei diritti fondamentali delle persone migranti.

Abstract: Judgment No. 34599/2024 of the Italian Court of Cassation marks a pivotal moment in the administrative detention regime for removal purposes, as it recognizes simplified readmission agreements as sources of objective law, deeming them capable of legitimizing the deprivation of personal liberty of irregular migrants. Drawing on a combined analysis of two appeals filed by a person detained in a pre-removal centre, this paper reconstructs the relevant legal framework and highlights the systemic implications of the Supreme Court’s new orientation. It focuses on the critical issues surrounding the allocation of the onus probandi, the constitutional tensions stemming from the legal nature of simplified agreements and the risk of undermining liberty guarantees considering recent European developments. The paper demonstrates how the widespread use of such agreements, often lacking accessibility and efficacy, transforms detention into a routine instrument of migratory flow management, thereby disturbing the balance between security and rights. The article concludes by advocating a critical reassessment of the sources system and a strengthening of democratic oversight over migration policies to ensure adherence to the principle of proportionality and the effective protection of fundamental migrants’ rights.

Persistenze selettive: i requisiti di accesso al reddito di cittadinanza di nuovo al vaglio della Consulta. Nota alla sentenza della Corte costituzionale n. 31 del 2025

di Tommaso Maserati

Abstract: Il contributo affronta la recente sentenza n. 31/2025 della Corte costituzionale in tema di requisiti di accesso al reddito di cittadinanza. La questione sottoposta alla Corte, a seguito di rimessione della Corte d’appello di Milano a fronte di un’impugnazione proposta da cinque cittadini UE, riguardava la legittimità del requisito di residenza decennale, di cui gli ultimi due anni di residenza continuativa, previsto dall’art. 2, comma 1, lett. a), n. 2, d.l. 4/2019. La Corte, con una sentenza “sostituiva”, dichiara l’illegittimità del requisito decennale, sostituendolo con un requisito di cinque anni di residenza. Dopo aver ricostruito la giurisprudenza della Corte costituzionale e della Corte di giustizia in materia di requisiti di accesso al reddito di cittadinanza, il contributo affronta la questione relativa alla “natura” del reddito di cittadinanza, e alle conseguenze che dalla riconosciuta natura “polifunzionale” dello stesso derivano nell’argomentazione della Corte. Alla luce delle considerazioni così svolte, il contributo si interroga quindi sulle conseguenze derivanti dalla predetta sentenza per i giudizi attualmente in corso di cittadini non in possesso del “nuovo” requisito quinquennale.

Abstract: This contribution discusses the recent ruling (No. 31/2025) of the Constitutional Court regarding citizenship income access requirements. Following a referral by the Court of Appeal of Milan in response to an appeal brought by five EU citizens, the Court was asked to consider the legitimacy of the 10-year residency requirement, including the last two years of continuous residence, as set out in Article 2, paragraph 1(a)(2) of Decree Law 4/2019. In its ruling, the Court replaces the 10-year requirement with a five-year residency requirement. After reviewing the case law of the Constitutional Court and the Court of Justice regarding citizenship income eligibility criteria, the paper addresses the issue of the “nature” of citizenship income and the implications of the recognised “multifunctional” nature of citizenship income in the Court’s reasoning. In light of these considerations, the paper questions the consequences of the aforementioned ruling for pending judgments concerning individuals who do not meet the “new” five-year requirement.

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Rubrica di Questione Giustizia & Diritto, Immigrazione e Cittadinanza

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