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“Reo” ma rifugiato e, dunque, inespellibile. Nota a sentenza, Corte di giustizia UE, Grande Sezione, 14 maggio 2019, nelle cause riunite C-391/16, C-77/17 e C-78/17 (M/Ministerstvo vnitra, X e X/Commissaire général aux réfugiés et aux apatrides)

di Donatella Loprieno

 

Abstract: La Corte di giustizia dell’UE si è espressa sulle delicate questioni riguardanti la sicurezza dello Stato ospitante e la medesima qualifica di rifugiato. In particolare, la Corte ha stabilito che fintanto che il cittadino di un Paese extra-UE o un apolide abbia un fondato timore di essere perseguitato nel suo Paese di origine o di residenza, questa persona dev’essere considerata come rifugiato ai sensi del diritto dell’UE, a prescindere che le sia stato formalmente riconosciuto lo status. La decisione mette in rilievo l’applicazione del diritto derivato dell’UE alla luce delle Convenzioni internazionali, contribuendo a ridisegnare lo stesso perimetro di tutela dei diritti del migrante.

Abstract: The EU Court of justice has ruled on sensitive questions concerning the national security of the Member State and the refugee status. In its judgment, the Court ruled that if a non-EU national or a stateless person has a well-founded fear of being persecuted in their country of origin or residence, they must be considered as refugees in accordance with EU law, regardless of their formal recognition of their status. The decision highlights the application of EU secondary legislation by reference to international conventions, helping to redesign the same perimeter of migrant rights protection.

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Rubrica di Questione Giustizia & Diritto, Immigrazione e Cittadinanza

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