di Elisa Cavasino
Abstract: L’articolo discute la necessità di ricercare un equilibrio ragionevole fra la centralità storicamente assunta nell’accesso alla cittadinanza italiana dal criterio dello ius sanguinis ed altri criteri volti ad accertare la sussistenza di una relazione fra persona, comunità politica e territorio. Nel disciplinare questa materia, ascritta tradizionalmente all’area della più ampia discrezionalità legislativa, sussistono dei limiti costituzionali (artt. 1 co. 2°, 2, 3, 22, 11 e 117 co. 1° Cost.) ed assumono crescente rilievo il diritto UE e CEDU. Lo studio analizza la l. n. 91 del 1992 ed i fenomeni che conducono a ritenere che sia necessaria una riforma che adegui al contesto attuale regole pensate prima dell’introduzione della cittadinanza dell’UE; del manifestarsi di importanti flussi migratori e dell’estensione del diritto costituzionale di voto agli italiani residenti all’estero. La disciplina italiana non ha compiutamente recepito l’effetto della trasformazione della cittadinanza nazionale in uno status giuridico potenziato prodotto dalla disciplina della cittadinanza dell’UE ed in uno status che non può avere carattere discriminatorio, essendo strumento per integrare il singolo in una comunità politica organizzata in forma democratica. Ci si sofferma infine sull’irragionevolezza del d.l. n. 35 del 2025 che introduce una ipotesi di deprivazione di massa della cittadinanza con norme retroattive di difficile compatibilità con il quadro delle norme costituzionali, UE ed internazionali.
Abstract: The article discusses the need to seek a reasonable balance between the historical centrality of ius sanguinis and other criteria aimed at ascertaining the existence of a relationship between the individual, the political community and the territory. It highlights the growing importance of EU law and the ECHR in matters of deprivation of citizenship and, more recently, also of acquisition. In regulating access to citizenship, a matter traditionally attributed to the area of broader legislative discretion, there are constitutional limits (Articles 1(2), 2, 3, 22, 11 and 117(1) of the Constitution). It is therefore examined Law No. 91 of 1992 and the phenomena that lead to believe that a reform is necessary to adapt the rules, which were conceived before the introduction of EU citizenship, the emergence of significant migratory flows and the extension of the constitutional right to vote to Italians residing abroad. Italian legislation has not fully incorporated the effect of the transformation of national citizenship into an enhanced legal status produced by EU citizenship and into a status that cannot be discriminatory, as it is a tool for integrating individuals into a democratic political community. Finally, there is a focus on the unreasonableness of the reform of the ius sanguinis referred to in Decree Law No. 35 of 2025, which introduces a scenario of mass deprivation of Italian citizenship that is difficult to reconcile with the framework of constitutional, EU and international norms.
Sito realizzato con il contributo della Fondazione "Carlo Maria Verardi"