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Fascicolo n. 2/2019

Le istanze di accesso civico come strumento di trasparenza democratica in tema di accordi internazionali in forma semplificata

di Valentina Pupo

 

Abstract: Nell’articolo si esamina la vicenda dell’istanza di accesso civico all’accordo Italia/Niger, che ha messo in luce come questo strumento giuridico possa essere funzionale a portare a conoscenza della collettività il contenuto di accordi internazionali in forma semplificata, che, secondo una prassi consolidata, ma in aperto contrasto con la Costituzione, sono conclusi dal Governo in mancanza della preventiva autorizzazione legislativa alla ratifica, prevista dall’art. 80 Cost. in specifiche materie. L’accesso civico si rivela, dunque, un utile mezzo per consentire un controllo democratico sulla politica estera del Governo, a fronte dell’acquiescenza delle Camere a veder mortificate le proprie prerogative in materia, pur non potendo sostituirsi ad esso. È, pertanto, auspicabile un recupero della centralità del sindacato parlamentare sulle più rilevanti decisioni che impegnano lo Stato italiano al livello internazionale.

Abstract: The paper examines the case of the civic access request to the agreement between Italy and Niger and how this legal remedy can be useful to share with the community the content of international agreements in simplified form. These agreements, according to a common practice that conflicts whit Constitution, are signed by Government without the prior legislative authorization to ratify, required by art. 80 of the Constitution in particular issues. Therefore, civic access is important in order to allow a democratic control on Goverment’s foreign policy, given that the Parliament allows its own prerogatives to be mortified. However, this instrument cannot replace parliamentary scrutiny. For this reason, it would be desirable that parliamentary oversight on the most important international decisions regains its central role.

Il discorso dell’eguaglianza: note a margine della sentenza CdA Bs n. 96/2019

di Francesco Rizzi

 

Abstract: Il commento ha a oggetto la sentenza n. 96 della Corte d’appello di Brescia in occasione della quale la Corte ha dato applicazione al divieto di molestia sulla base della nazionalità in un caso riguardante le dichiarazioni pubblicate su un social network e inerenti all’attività di alcune cooperative operanti nel settore dell’accoglienza per richiedenti asilo. Dopo aver ricostruito gli istituti di diritto antidiscriminatorio applicati al caso anche alla luce dell’evoluzione della normativa in materia, il contributo analizza le fattispecie e le sanzioni penali inerenti ai c.d. crimini d’odio, argomentando a sostegno del preferibile e più efficace ricorso alla tutela contro la discriminazione in ambito civile anche per contrastare l’hate speech. Infine, l’A. suggerisce quali strumenti possono contribuire, da un lato, a contrastare la crescente diffusione del discorso d’odio razzista come strumento per ottenere consenso politico e, dall’altro, a costruire il discorso dell’eguaglianza.

Abstract: The comment focuses on judgment n. 96 of the Brescia Court of appeal in which the Court applies the prohibition of harassment on grounds of nationality in a case concerning a statement posted on a social network by a member of a political party in which she stigmatized the activity carried out by some cooperatives in the field of reception of asylum seeker. After analysing the relevant concepts applied to the case in light of the evolution of antidiscrimination law, the case-note examines domestic criminal law provisions concerning hate crimes, arguing in favour of the preferable and more effective reliance on antidiscrimination civil law provisions in order to sanction hate speech. In the conclusion, the A. points out to the mechanisms that can help, on the one hand, in contrasting the spread of xenophobic hate speech as a means to gain political consensus and, on the other, in promoting the equality discourse.

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Rubrica di Questione Giustizia & Diritto, Immigrazione e Cittadinanza

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