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Ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale tra diritto internazionale e nuove (discutibili) qualificazioni del fenomeno migratorio

di Ilaria Tani

 

Abstract: Il presente contributo affronta tre aspetti. In primo luogo, vengono evidenziati gli elementi essenziali richiesti dal diritto internazionale affinché la dichiarazione di una regione di ricerca e soccorso (regione SAR) produca effetti giuridici e venga efficacemente gestita e vengono messi in luce i limiti istituzionali e le debolezze operative della regione SAR libica, incluso il controverso processo che ha condotto alla sua istituzione. In secondo luogo, viene evidenziato il mutato approccio e la metamorfosi nel linguaggio in seno al dibattito sulla migrazione a livello di Unione europea. Da un lato, gli interventi umanitari discussi dal Parlamento europeo hanno lasciato il posto a risposte di tipo politico che includono strategie militari concepite in seno al Consiglio europeo, senza uno scrutinio parlamentare. Dall’altro lato, nel dibattito politico, anche a livello nazionale, il temine «migrante» – che può includere l’asilante e il rifugiato – viene sempre più spesso utilizzato quale sinonimo di «clandestino». Recentemente, le direttive del Ministro dell’interno italiano hanno finanche descritto il migrante come «potenziale terrorista». Il contributo evidenzia, in terzo luogo, che la suddetta trasformazione nella narrazione politica del fenomeno migratorio ha determinato, a sua volta, un rilevante cambiamento nelle risposte da parte delle istituzioni rispetto alla migrazione, manifestando, in alcuni casi, evidenti contrasti con il diritto internazionale.

Abstract: The analysis here presented is threefold. First, the paper highlights the essential elements required by international law for effectively declaring and efficiently managing a search and rescue (SAR) region and shows the multiple institutional deficiencies and operative shortcomings of the SAR region declared by Libya, including the debatable process that led to its establishment. Second, the paper highlights the changed approach and the language shift within the debate on migration at European Union level. On the one hand, humanitarian interventions discussed within the European Parliament have been replaced by policy responses involving military strategies conceived within the European Council, without parliamentary scrutiny. On the other hand, in the political debate, including at national level, the term «migrant» – which may include asylum seekers and refugees – is increasingly being used as a synonymous of «clandestine». Lately, directives enacted by the Italian Minister of the Interior have even described migrants as «potential terrorists». The paper finally highlights that the above-mentioned transformation in the political narrative on migration has led, in turn, to a major shift in the institutional responses to migration, revealing, in certain cases, striking clashes with international law.

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Rubrica di Questione Giustizia & Diritto, Immigrazione e Cittadinanza

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