Atti di indirizzo.
Programma di lavoro della Commissione per il 2025. A febbraio la Commissione ha presentato il proprio programma di lavoro per il 2025, intitolato “Avanti insieme: un’Unione più coraggiosa, più semplice e più rapida”, nel quale è assegnato un ruolo centrale alla gestione della migrazione, considerata una delle sfide prioritarie per la costruzione di un’Unione più coesa, efficace e resiliente. Il documento riflette la volontà di consolidare l’approccio comune dell’UE in materia di migrazione e asilo, attraverso strumenti normativi e strategici orientati all’efficienza, alla solidarietà e alla sicurezza. Un elemento fondamentale del programma è l’attuazione del nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo, adottato nel 2024. In parallelo, la Commissione ha preannunciato la presentazione di una strategia per la migrazione e l’asilo per il quarto trimestre 2025. Tale strategia sarà accompagnata da una riforma delle politiche di rimpatrio, con la proposta di un nuovo quadro normativo volto a semplificare e accelerare le procedure di ritorno. La cooperazione con i Paesi terzi rappresenta, parimenti, un pilastro chiave della strategia europea e la Commissione intende promuovere un rafforzamento delle partnership esterne per prevenire la migrazione irregolare, contrastare le reti del traffico di esseri umani e, allo stesso tempo, incentivare la creazione di percorsi legali e sicuri per la migrazione.
Consiglio giustizia e affari interni. Il Consiglio GAI nella riunione del 5 marzo ha approvato una posizione comune in merito alla proposta di regolamento relativo a una deroga temporanea a talune disposizioni del regolamento (UE) 2017/2226 e del regolamento (UE) 2016/399 per quanto riguarda l’entrata in funzione graduale del sistema di ingressi/uscite. I ministri hanno inoltre approvato una tabella di marcia riveduta per l’introduzione della cosiddetta architettura di interoperabilità, un sistema interconnesso di strumenti informatici utilizzato per la gestione delle frontiere e le attività di contrasto. Secondo il programma approvato, l’EES entrerà in funzione in modo graduale nell’ottobre 2025, l’Eurodac riveduto entrerà in funzione nel giugno 2026 e nell’ultimo trimestre del 2026 sarà infine reso operativo il sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS). I ministri hanno concordato sull’esigenza di accelerare i rimpatri di cittadini di Paesi terzi irregolari, con particolare attenzione alla cooperazione con i Paesi d’origine, superando carenze operative e incentivando l’uso di strumenti di scambio informativo. Hanno approvato le raccomandazioni emerse dalla valutazione Schengen 2024 per rimuovere ostacoli procedurali e migliorare la capacità di esecuzione dei rimpatri. È stata anche sollevata l’attenzione sull’aspetto esterno della migrazione, con valutazioni sulle tensioni geopolitiche in Siria e Ucraina e il loro impatto sui flussi migratori. A seguito del cambiamento del regime in Siria, i ministri hanno discusso delle modalità di ritorni volontari per i rifugiati siriani in UE. Alcuni Stati membri hanno espresso parere favorevole alla definizione di un quadro comune relativo a viaggi esplorativi (go-and-see visits), consentendo ai rifugiati di rientrare temporaneamente per valutare la situazione sul posto senza perdere lo status di protezione. Il Consiglio ha anche affrontato il tema del rimpatrio per i cittadini siriani ritenuti una seria minaccia alla sicurezza. In parallelo, è proseguita la discussione sull’attivazione di partenariati strategici esterni per contrastare la migrazione irregolare, in continuità con le politiche di cooperazione già in essere. Durante la sessione di lavoro, la Commissione ha fornito un aggiornamento sullo stato di attuazione del Patto sulla migrazione e l’asilo, evidenziando che, a nove mesi dall’entrata in vigore, gli Stati membri devono ancora completare diversi adeguamenti normativi.
Migrazione qualificata. Nel contesto della crescente necessità di competenze specializzate e manodopera qualificata nell’Unione europea, la Commissione europea, attraverso la comunicazione “L’Unione delle competenze”, ha proposto una strategia integrata, anche per attrarre talenti da Paesi terzi e favorire la mobilità legale verso l’Unione. L’idea di fondo è che la migrazione qualificata non sia solo una risposta a carenze di personale, ma anche un'opportunità strategica per rafforzare la competitività, l’innovazione e la coesione sociale dell’Europa. Per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di competenze, la Commissione sta promuovendo la creazione di una piattaforma digitale (EU Talent Pool) che fungerà da punto d’incontro tra lavoratori qualificati provenienti da Paesi terzi e datori di lavoro europei. A sostegno di questo sistema, la Commissione ha preannunciato l’adozione entro la fine del 2025 di una strategia europea per i visti, pensata per semplificare e velocizzare le procedure di rilascio dei visti per studenti, ricercatori e lavoratori altamente qualificati. Parallelamente, saranno rafforzate le politiche di integrazione, con una revisione del piano d’azione per l’inclusione, finalizzata a garantire percorsi efficaci di inserimento sociale e lavorativo per i migranti e le loro famiglie. Infine, la Commissione prevede l’istituzione di Sportelli unici multifunzionali (Multipurpose Legal Gateway Offices), pensati per fornire assistenza concreta sia alle imprese europee che intendono assumere lavoratori stranieri, sia ai migranti stessi. Questi uffici rappresenteranno un punto di accesso per informazioni, procedure e supporto legale, nell’intento di facilitare un reclutamento trasparente e regolare.
Atti adottati
Ripristino dei controlli alle frontiere interne. A febbraio la Commissione ha adottato la decisione di esecuzione (UE) 2025/308 con cui ha istituito un modello uniforme per la relazione sul ripristino o sulla proroga del controllo di frontiera alle frontiere interne conformemente all’articolo 33 del regolamento (UE) 2016/399 e la decisione di esecuzione (UE) 2025/315 con cui ha stabilito un modello per la notifica del ripristino temporaneo o della proroga del controllo di frontiera alle frontiere interne.
Procedure in corso
Sistema comune di rimpatrio. A marzo la Commissione ha presentato una proposta di regolamento che istituisce un sistema comune per il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno nell’Unione è irregolare. La proposta, che abrogherà la direttiva 2008/115/CE, la direttiva 2001/40/CE e la decisione 2004/191/CE, introduce una procedura unificata per tutte le fasi del rimpatrio, nell’intento di ridurre la discrezionalità degli Stati membri, migliorando il coordinamento. Una delle principali innovazioni è l’introduzione dell’Ordine europeo di rimpatrio (ERO), ovvero un modello comune che comprenderà gli elementi principali della decisione di rimpatrio. Sarà disponibile attraverso il sistema d'informazione Schengen e sarà riconosciuto automaticamente in tutti gli Stati membri, facilitando così l’esecuzione dei rimpatri anche in caso di spostamenti irregolari all’interno dell’area Schengen. Il regolamento rafforza, inoltre, gli obblighi dei cittadini di Paesi terzi in situazione irregolare, prevedendo la cooperazione obbligatoria con le autorità e, in caso di inadempimento, la possibilità di applicare misure coercitive o di detenzione temporanea, nel rispetto dei diritti fondamentali. Altro punto chiave è la previsione di sanzioni e divieti di reingresso in caso di mancata esecuzione del rimpatrio, fino a un massimo di dieci anni. La proposta mira anche a rafforzare la cooperazione tra Stati membri attraverso lo scambio di dati, meccanismi di assistenza reciproca ed introduce la possibilità di rimpatrio in un Paese terzo con il quale esista un accordo o un’intesa.
Paesi di origine sicuri. Ad aprile la Commissione ha presentato una proposta di regolamento che modifica il regolamento (UE) 2024/1348 per quanto riguarda l'istituzione di un elenco di Paesi di origine sicuri a livello dell’Unione. La proposta introduce, per la prima volta, un elenco armonizzato a livello UE di Paesi considerati sicuri, con l’intento di garantire un’applicazione uniforme tra gli Stati membri delle procedure accelerate e di frontiera. L’elenco comprende sette Paesi: Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia. Sono, in linea di principio, designati come sicuri anche gli Stati candidati all’adesione, salvo si verifichino violenze indiscriminate in situazioni di conflitto armato interno o internazionale nel Paese, siano state adottate misure restrittive ai sensi della parte quinta, titolo IV, TFUE oppure il tasso di riconoscimento a livello dell’UE relativo ai richiedenti provenienti dal Paese sia superiore al 20%. Viene, inoltre, prevista la possibilità di anticipare l’applicazione delle procedure accelerate o alla frontiera per i richiedenti provenienti da Paesi con un tasso medio di riconoscimento pari o inferiore al 20% a livello UE, pur restando volontaria fino al 2026. Conformemente a quanto previsto nel nuovo regolamento sulle procedure 2024/1348, l’elenco eventualmente approvato è soggetto al riesame periodico da parte della Commissione, con il supporto dell’Agenzia UE per l’asilo (EUAA). La Commissione potrà sospendere temporaneamente o rimuovere un Paese dall’elenco in caso di cambiamenti gravi nel contesto politico, dei diritti umani o delle quote di riconoscimento dell’asilo. La proposta garantisce che ogni richiedente possa presentare elementi individuali escludenti l’applicazione del Paese di origine sicuro e sia sempre sottoposto a un esame effettivo della propria richiesta. Infine, l’introduzione dell’elenco UE non preclude agli Stati la possibilità di mantenere elenchi nazionali propri.
Varie
Stato di Schengen. Ad aprile la Commissione ha presentato il rapporto 2025 sullo stato di Schengen, nel quale ha confermato che l’area Schengen costituisce una risorsa strategica per l’Unione, fondamento del mercato unico e strumento cruciale per gestire la sicurezza e la mobilità in un contesto geopolitico complesso. In particolare, la Commissione ha ricordato l’entrata a pieno titolo di Bulgaria e Romania nell’area Schengen a partire dal 1° gennaio 2025, all’esito di un processo durato 18 anni. Il rapporto sottolinea il miglioramento della governance comune (che costituiva una priorità del ciclo attuale), grazie a strumenti come il barometro Schengen (strumento di monitoraggio del funzionamento dello spazio Schengen delineando una panoramica dell’attuazione delle priorità politiche concordate nonché dei rischi e delle vulnerabilità che minacciano il buon funzionamento dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne) e lo scoreboard, nonché nuovi vertici tra funzionari di alto livello per rafforzare il coordinamento politico e trovare soluzioni alternative al ripristino dei controlli interni. Sul piano operativo, è stata rilevata una diminuzione degli ingressi irregolari alle frontiere esterne – circa 240.000 casi, il livello più basso dal 2021 – mentre i rimpatri di persone senza diritto di soggiorno sono aumentati del 12 % nel 2024. Il rapporto evidenzia la necessità di accelerare la digitalizzazione, mediante la rapida implementazione del sistema Entry/Exit (EES), ETIAS e altri sistemi interoperabili, per rafforzare la sicurezza e gestire meglio i flussi. Viene inoltre sottolineata l’importanza di migliorare la cooperazione tra le forze dell’ordine, includendo nuove iniziative per operazioni congiunte a livello UE. Le relazioni nazionali (Croazia, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia) ed il monitoraggio delle misure correttive (Grecia, Irlanda, Danimarca) mostrano, nel complesso, che le gravi carenze sono diminuite: permangono criticità, ma la maggior parte dei Paesi sta lavorando per adeguarsi.
Contrasto alla tratta di esseri umani. A gennaio la Commissione ha presentato la quinta relazione sui progressi compiuti nell'Unione europea nella lotta alla tratta di esseri umani. La Commissione ha evidenziato una situazione in peggioramento, con un numero crescente di vittime identificate e l’emergere di nuove forme di sfruttamento. Nel biennio 2021-2022, sono state registrate 17.248 vittime di tratta nell’UE, con un incremento del 20,5% rispetto al periodo precedente. Solo nel 2022 sono state identificate oltre 10.000 vittime, il dato più alto dal 2013. Le prime cinque cittadinanze UE per numero di vittime sono la rumena, la francese, l’italiana, la bulgara e la polacca. Per quanto riguarda i Paesi terzi, le prime cinque sono state le cittadinanze nigeriana, ucraina, marocchina, colombiana e cinese. Tuttavia, la Commissione sottolinea come queste cifre rappresentino solo la punta dell’iceberg, in quanto molte vittime restano invisibili ai sistemi di identificazione. La forma predominante di sfruttamento è quella sessuale, che riguarda il 49% dei casi e colpisce quasi soltanto donne e ragazze (92%). Lo sfruttamento lavorativo, che rappresenta il 37% dei casi, coinvolge principalmente uomini. Il 14 % di tutte le vittime sono state soggette a forme di tratta diverse, quali attività criminali forzate, accattonaggio forzato, prelievo illegale di organi e “altre” forme di sfruttamento. Preoccupa anche la dimensione minorile del fenomeno: quasi una vittima su cinque è minorenne, sebbene si registri un leggero calo rispetto al rapporto precedente. Un elemento di novità emerso nella relazione riguarda la crescente diffusione di forme atipiche di sfruttamento, come il matrimonio forzato, l’adozione illegale e lo sfruttamento legato alla maternità surrogata, che sono ora riconosciute esplicitamente come manifestazioni della tratta. Inoltre, la digitalizzazione sta favorendo nuovi strumenti di adescamento e controllo: internet e social media vengono utilizzati per reclutare e sfruttare le vittime, in particolare a fini sessuali. La legislazione europea, in risposta, considera ora l’uso delle tecnologie dell’informazione una circostanza aggravante. La Commissione ha anche pubblicato un invito (con scadenza al 12 marzo) a manifestare interesse al fine di rinnovare la composizione della “piattaforma della società civile dell’UE contro la tratta di esseri umani” avviata nel 2013. Il rinnovo, rivolto ad organizzazioni con sede legale negli Stati membri, intende consentire di tenere conto dei cambiamenti relativi alle organizzazioni della società civile attive a livello nazionale o europeo nel campo della tratta di esseri umani.
Domande di asilo. A marzo l’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo ha pubblicato il rapporto sulle domande di asilo presentate nel 2024, da cui emerge che nel corso del 2024, i Paesi UE+ (27 Stati membri più Norvegia e Svizzera) hanno registrato circa 1 014 000 richieste di asilo, segnando un calo dell’11 % rispetto all’anno precedente. La nazionalità più numerosa è rimasta quella siriana, con 151 000 domande, sebbene in diminuzione del 17 %. Seguono gli afghani (87 000, –24 %) e i turchi (56 000, –45 %), mentre i venezuelani sono diventati il terzo gruppo più consistente, con 74 000 richieste (+9%), formalizzate soprattutto in Spagna. La presentazione delle domande rimane concentrata in pochi Paesi: circa 237 000 domande in Germania (–29 %), seguita da Spagna, Italia e Francia, intorno a 158–166 000 richieste per ciascuno Stato. 27 000 cittadini ucraini hanno presentato domanda di asilo (+90 %), soprattutto in Francia e Polonia. La percentuale di riconoscimento complessiva delle domande si è attestata al 42 %, con notevoli differenze in base alla nazionalità: oltre il 90 % per i siriani, circa il 63 % per gli afghani, mentre alcuni gruppi (es. banadesi, marocchini, tunisini, peruviani) restano sotto il 20 %. Infine, il rapporto evidenzia l’esistenza di un enorme arretrato, con quasi un milione di casi ancora pendenti di primo grado alla fine del 2024.
Attraversamenti irregolari delle frontiere. A gennaio Frontex ha pubblicato dei dati preliminari sugli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’Unione europea, da cui emerge un calo del 38% rispetto all’anno precedente, con poco più di 239.000 rilevamenti registrati nel 2024. La diminuzione del numero totale è stata determinata principalmente da un calo del 59% degli arrivi attraverso la rotta del Mediterraneo centrale da un calo del 78% delle rilevazioni sulla rotta dei Balcani occidentali. Non tutte le rotte hanno registrato le stesse tendenze, poiché gli schemi di traffico si sono modificati in tutto il continente. Per quanto attiene in particolare alla rotta del Mediterraneo centrale, il calo appare causato dalla riduzione delle partenze da Tunisia e Libia. Nonostante il calo significativo, questa rotta ha comunque registrato circa 67.000 attraversamenti, la seconda più alta tra tutte le rotte. Le Isole Canarie hanno visto un aumento del 18% degli arrivi, arrivando a quasi 47.000, la cifra più alta da quando Frontex ha iniziato a raccogliere dati nel 2009. Tale aumento è stato alimentato dalle partenze dalla Mauritania, nonostante i flussi da altri punti di partenza siano diminuiti.
Situazione in Grecia. In una comunicazione adottata ad aprile sulla gestione della migrazione nella Grecia continentale, la Commissione europea ha delineato i progressi compiuti nel rafforzamento dei sistemi di asilo e accoglienza. Grazie alla stretta cooperazione tecnica e finanziaria tra Commissione, Agenzie UE e autorità greche, la Grecia ha realizzato strutture funzionali per accogliere richiedenti asilo, compresa una sorveglianza rafforzata ed efficienti procedure di screening ai valichi terrestri. Viene evidenziata in particolare l’adozione di un sistema avanzato per il supporto dei minori non accompagnati, con servizi specialistici dedicati, accanto all’implementazione di infrastrutture digitali per l’accelerazione delle pratiche relative a domanda d’asilo e accoglienza. Il documento sottolinea che, nonostante i forti flussi irregolari verso le isole (Lesvos, Chios, Kos, Leros, Samos) e la frontiera terrestre con la Turchia (Evros), la Grecia rimane uno dei principali Paesi di transito: richiedenti e beneficiari di protezione internazionale si spostano dalla Grecia continentale verso altri Stati membri dell’UE, dove chiedono nuovamente protezione. Nonostante i progressi riconosciuti dalla Commissione europea, la gestione dell’asilo in Grecia presenta ancora diverse criticità. Le condizioni di accoglienza restano disomogenee, con particolare pressione sulle isole dell’Egeo, spesso sovraffollate. Le procedure di esame delle domande d’asilo sono ancora lente, e le operazioni di rimpatrio o trasferimento verso altri Stati membri sono attuate con fatica. Inoltre, sebbene siano stati attivati strumenti per la tutela dei minori non accompagnati e delle persone vulnerabili, l’accesso ai servizi rimane insufficiente in molte aree. A ciò si aggiungono tensioni tra autorità centrali e locali, che complicano ulteriormente una gestione già fragile.
Reinsediamento e ammissione umanitaria. Il 17 marzo 2025, la Commissione ha convocato la seconda riunione del Comitato ad alto livello per il reinsediamento e l'ammissione umanitaria. Il Comitato di alto livello supporta la Commissione nell’attuazione del regolamento quadro dell’Unione, che fornisce un quadro permanente e armonizzato per il reinsediamento e l'ammissione umanitaria nell'UE delle persone provenienti da Paesi extra-UE bisognose di protezione. La riunione ha offerto l’opportunità di discutere le priorità comuni, che si rifletteranno nel primo piano dell'Unione per il reinsediamento e l'ammissione umanitaria, che sarà attuato nel 2026-2027. Il piano dell’Unione fornirà indicazioni sul numero totale di rifugiati da ammettere nell’UE nel periodo di attuazione, sulla base dei contributi volontari degli Stati membri. A tal fine la Commissione dovrà presentare una proposta entro la fine dell’anno, la quale dovrà essere adottata dal Consiglio. L’incontro ha riunito rappresentanti del Parlamento europeo, del Consiglio e di tutti gli Stati membri dell’UE, dell’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo, dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e membri della società civile.