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Fascicolo 2, Luglio 2019


«L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio».

(Italo Calvino, Le città invisibili, Torino, Einaudi, 1978)

 

Osservatorio europeo

Atti di indirizzo

Agenda europea sulla migrazione. Il 6 marzo 2019 la Commissione ha presentato un nuovo rapporto sullo stato di attuazione dell’Agenda europea sulla migrazione (COM(2019) 126 def.). La relazione, articolata in due parti, rispettivamente dedicate alle azioni immediatamente necessarie e alla gestione della migrazione nel lungo periodo,

pone l’accento sui risultati raggiunti grazie al lavoro congiunto dell’Unione e degli Stati membri in stretta cooperazione con i Paesi terzi e auspica che questo sforzo prosegua, ritenendo quest’ultimo essenziale per una migliore gestione del fenomeno migratorio. Pur registrando un significativo calo degli ingressi irregolari, assestatisi, alla data di pubblicazione del rapporto, a livelli di oltre il 90% inferiori rispetto al 2015, la relazione evidenzia la necessità di continuo monitoraggio rispetto alla situazione del Mediterraneo. In un simile contesto, la Commissione giudica prioritaria, a fronte dell’aumento degli sbarchi lungo la rotta del Mediterraneo occidentale (131% in più rispetto al 2017), l’intensificazione della cooperazione con il Marocco. Particolarmente urgente è la situazione libica, rispetto alla quale la Commissione incoraggia l’adozione di misure che possano consentire il miglioramento delle condizioni delle persone, promuovendo misure alternative alla detenzione, una più ordinata e trasparente gestione dei migranti e dei rifugiati, maggiore assistenza finalizzata a consentire il rientro delle persone in sicurezza nel Paese d’origine ovvero la protezione in Europa o altrove, e in ultimo una particolare attenzione ai soggetti più vulnerabili. Anche la situazione greca necessita del supporto dell’Unione, tanto sul piano finanziario, quanto sul piano operativo. Alle autorità greche è richiesto di realizzare prontamente una serie di misure che consentano una più efficiente gestione del sistema nazionale di asilo: procedure più rapide, incremento dei programmi volontari di rimpatrio, predisposizione di Centri idonei al rimpatrio forzato nel rispetto degli standard a tutela dei diritti umani vigenti, la definizione di una strategia di protezione dei minori stranieri non accompagnati. Da ultimo, tra le azioni immediate, la Commissione si sofferma sull’opportunità di definire una serie di disposizioni temporanee relative agli sbarchi nell’UE, da applicarsi qualora uno Stato membro sia sotto pressione, o qualora sia necessario contribuire a uno sbarco rapido dopo le operazioni di ricerca e soccorso, e lo Stato membro in questione chieda assistenza. Quanto alle misure di lungo periodo, la Commissione incoraggia gli Stati ad attuare un complesso di misure distinte, riconducibili nell’alveo dei quattro pilastri dell’Agenda europea. In particolare la relazione insiste sulla necessità di proseguire, tramite il fondo fiduciario per l’Africa, nel finanziamento di progetti a sostegno delle comunità locali, combattere con determinazione le reti dei trafficanti, avvalendosi di una struttura informativa in progressiva espansione, incrementare gli sforzi nei rimpatri, adottando la proposta di riforma della relativa direttiva e concludendo nuovi accordi di riammissione, potenziare le attività della guardia di costiera e di frontiera europea, portare a termine, prima delle elezioni del PE, la riforma del sistema comune europeo di asilo.

Atti adottati

Funzionamento del sistema di ingressi/uscite. Con riferimento al regolamento (UE) 2017/2226 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2017, che istituisce un sistema di ingressi/uscite per la registrazione dei dati di ingresso e di uscita e dei dati relativi al respingimento dei cittadini di Paesi terzi che attraversano le frontiere esterne degli Stati membri e che determina le condizioni di accesso al sistema di ingressi/uscite a fini di contrasto e che modifica la Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen e i regolamenti (CE) n. 767/2008 e (UE) n. 1077/2011, sono state adottate quattro decisioni di esecuzione funzionali all’attuazione operativa. Si tratta della decisione di esecuzione (UE) 2019/329 della Commissione, del 25 febbraio 2019, che stabilisce le specifiche per la qualità, la risoluzione e l’uso delle impronte digitali e dell’immagine del volto ai fini delle verifiche biometriche e dell’identificazione nel sistema di ingressi/uscite (EES), della decisione di esecuzione (UE) 2019/326 della Commissione, del 25 febbraio 2019, che stabilisce le misure relative all’inserimento dei dati nel sistema di ingressi/uscite (EES), della decisione di esecuzione (UE) 2019/327 della Commissione, del 25 febbraio 2019, che stabilisce le misure relative all’accesso ai dati nel sistema di ingressi/uscite (EES) e della decisione di esecuzione (UE) 2019/328 della Commissione, del 25 febbraio 2019, che stabilisce le misure relative alla conservazione delle registrazioni e al relativo accesso all’interno del sistema di ingressi/uscite (EES).

Procedure in corso

Interoperabilità tra i sistemi di informazione dell’UE relativi alla sicurezza, alla migrazione e alla gestione delle frontiere. A febbraio il Parlamento europeo e il Consiglio hanno raggiunto un accordo politico sulle proposte della Commissione intese ad assicurare una migliore collaborazione tra i sistemi di informazione dell’UE relativi alla sicurezza, alla migrazione e alla gestione delle frontiere. Questo quadro di interoperabilità, indicato dalla Commissione tra le priorità legislative per il 2018-2019, dovrebbe garantire alle guardie di frontiera e agli operatori di polizia l’accesso alle informazioni necessarie per lo svolgimento delle rispettive funzioni. Si tratta della proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per l’interoperabilità tra i sistemi di informazione dell’UE (cooperazione giudiziaria e di polizia, asilo e migrazione), COM(2017) 794 def. e della proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per l’interoperabilità tra i sistemi di informazione dell’UE (frontiere e visti) e che modifica la decisione 2004/512/CE del Consiglio, il regolamento (CE) n.767/2008, la decisione 2008/633/GAI del Consiglio, il regolamento (UE) 2016/399 e il regolamento (UE) 2017/2226, COM(2017) 793 def. Le due proposte sono state approvate dal Parlamento europeo il 16 aprile e devono essere formalmente approvate dal Consiglio.

Guardia di frontiera e costiera europea. Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno raggiunto un accordo politico sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla guardia di frontiera e costiera europea e che abroga l’azione comune n. 98/700/GAI del Consiglio, il regolamento (UE) n. 1052/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (UE) 2016/1624 del Parlamento europeo e del Consiglio, COM(2018) 631 def., presentata nel settembre 2018 dalla Commissione europea. La proposta prevede di dotare la guardia di frontiera e costiera europea di un corpo permanente costituito da un personale operativo di 10.000 persone con poteri esecutivi per tutte le sue attività e di mezzi propri, attribuendole per il periodo 2021-2027 un contributo complessivo di 11.270 milioni di euro. Parimenti le nuove norme sono intese a rafforzare la cooperazione con l’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo e con i Paesi terzi. Il testo è stato approvato il 17 aprile dal Parlamento europeo e deve essere formalmente approvato dal Consiglio.

Codice visti. A gennaio il Parlamento europeo ed il Consiglio hanno raggiunto un accordo politico provvisorio sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 810/2009 che istituisce un codice comunitario dei visti (codice dei visti), COM(2018) 252 def. Il testo è stato approvato dal Parlamento europeo il 17 aprile e deve ora essere approvato formalmente dal Consiglio. La proposta semplifica le procedure di rilascio dei visti di breve durata prevedendo, tra l’altro, la possibilità di presentare la domanda fino a sei mesi in anticipo rispetto al viaggio previsto (nove mesi per i marittimi), invece che con gli attuali tre mesi di anticipo, e, nella maggior parte dei casi, direttamente nel Paese di residenza. Potranno, inoltre, essere cocessi visti per ingressi multipli con un periodo di validità che aumenterà gradualmente da un anno a un massimo di cinque anni. Sono previste risorse aggiuntive per rafforzare la sicurezza e una più stretta cooperazione sulle riammissioni.

Funzionari di collegamento incaricati dell’immigrazione. A febbraio il Parlamento europeo e il Consiglio hanno raggiunto un accordo sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla creazione di una rete di funzionari di collegamento incaricati dell’immigrazione, COM(2018) 303 def. La proposta di regolamento è finalizzata a rafforzare il coordinamento e a migliorare l’impiego dei funzionari di collegamento incaricati dell’immigrazione. Il testo è stato approvato dal Parlamento europeo il 16 aprile.

Varie

Fitness-check immigrazione legale. Il 29 marzo la Commissione ha pubblicato i risultati dell’analisi condotta sul quadro normativo relativo alla c.d. immigrazione legale. Adottato tra il 2003 e il 2016, tale quadro si applica a varie categorie di cittadini di Paesi terzi e disciplina i diversi aspetti del processo di migrazione (in particolare condizioni di ammissione e residenza, parità di trattamento e mobilità all’interno dell’UE). Il controllo dell’adeguatezza, avviato nel 2016, ha comportato un processo di consultazione approfondito, che comprende una consultazione pubblica aperta e la consultazione mirata delle principali parti interessate (Stati membri, Parlamento europeo, Comitato economico e sociale europeo, organizzazioni non governative ed economia e parti sociali), come pure uno studio esterno. I risultati pongono in luce la generale adeguatezza allo scopo di tale legislazione, che consente un livello minimo di armonizzazione delle procedure, pur rilevando il limitato impatto sulla generalità dei flussi migratori ed evidenziando vari profili di criticità. Nella stessa data, la Commissione ha altresì pubblicato 3 relazioni sull’attuazione rispettivamente delle direttive relative allo status dei cittadini di Paesi terzi lungo soggiornanti, COM(2019) 161 def., al ricongiungimento familiare, COM(2019) 162 def. ed al permesso unico di soggiorno e lavoro, COM(2019) 160 def.

Statistiche visti Schengen. Il 16 aprile 2019 la Commissione ha pubblicato le statistiche sui visti Schengen rilasciati nel 2018 dagli Stati membri, che evidenziano un moderato calo (-1%) delle richieste di visti di breve durata rispetto al 2017. Si constata, in particolare, una riduzione significativa delle richieste di visto presentate nella Federazione russa (-5%), che rimane in ogni caso il primo Paese per presentazione di domande. Parimenti, il declino è conseguenza del calo di richieste di visto in Ucraina nel primo anno di operatività dell’esenzione dal visto per i cittadini ucraini dotati di passaporto biometrico, cosi come del decremento delle domande in Bielorussia, Turchia, Algeria. Di contro, la domanda resta elevata in Cina, con 2,8 milioni di domande, per un aumento dell’11,7% rispetto al 2017. Le domande in India hanno superato il milione, registrando un aumento del 17% divenendo il terzo Paese per richieste visto Schengen, al posto della Turchia. Crescenti domande di visto si registrano in Marocco (660 000, +7.8%), Arabia Saudita (360 000, +7.6%), Tailandia (330 000, +9.3%) e Iran (270 000, +3.3%). La percentuale di domande denegate varia sensibilmente da meno del 2% (Bielorussia, Indonesia, Russia) a più del 35% (Algeria, Repubblica centrafricana, Comore, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Ghana, Guinea, Haiti, Iraq, Nigeria, Senegal). Complessivamente, il totale dei dinieghi rappresenta il 9%, circa 1,4% in più del 2017. Oltre ai 14,3 milioni di visti emessi dai consolati, nel 2018 i paesi dell’area Schengen hanno rilasciato circa 66.000 visti uniformi alle frontiere esterne dell’Unione.

Accordi di status con i Paesi dei Balcani relativi alla guardia di frontiera e costiera europea. A gennaio e a febbraio sono stati siglati due accordi di status tra l’Unione europea e rispettivamente la Bosnia-Erzegovina e il Montenegro riguardanti le azioni dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Tali accordi definiscono il quadro giuridico per le situazioni in cui i membri delle squadre dell’Agenzia possono disporre di poteri esecutivi sul territorio dei Paesi terzi in questione e sono pertanto funzionali all’effettuazione di invii ed operazioni congiunte sul territorio dei Paesi terzi confinanti. Analoghi accordi erano stati firmati nel 2018 con la Macedonia del Nord e la Serbia (tutti in attesa di finalizzazione). Ad ottobre 2018 era stato firmato l’accordo con l’Albania.

Integrazione. Il 19 febbraio 2019 il portale europeo sull’integrazione ha pubblicato delle schede informative che descrivono le misure poste in essere negli Stati membri.

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Rubrica di Questione Giustizia & Diritto, Immigrazione e Cittadinanza

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