- Alberto Guariso
Editoriale
Due fatti recenti, apparentemente lontani, si sono trovati per ironia della sorte ad essere legati da una assoluta coincidenza temporale, il 18 febbraio scorso.
Il primo fatto è l’ennesimo messaggio social della Presidente del Consiglio per inveire contro i giudici in occasione della condanna del Ministro dell’interno a risarcire i danni patrimoniali subiti da Sea Watch per l’illegittimo prolungamento del fermo di una nave di soccorso della ONG, anche dopo che era venuta meno l’efficacia del provvedimento di sequestro. Della vicenda, i cui contenuti effettivi sono ormai ampiamente noti, merita qui richiamare, solo di sfuggita, una delle tesi della difesa erariale che il Tribunale di Palermo ha dovuto esaminare, cioè quella dell’errore scusabile (nell’individuazione dell’autorità cui andava indirizzato il ricorso amministrativo avverso il sequestro) dovuto alla incertezza normativa: perché, al di là della sicura ammissibilità tecnica dell’eccezione, che lo Stato possa invocare contro il cittadino l’errore scusabile dovuto alla incertezza delle norme che lui stesso ha prodotto, rappresenta un caso clamoroso di scissione tra buon senso e processo e una perla che potrebbe restare nella storia del diritto e soprattutto del diritto dell’immigrazione che vede i migranti vittime quotidiane delle incertezze normative, che a loro volta generano prassi amministrative ampiamente discrezionali.